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Manovra, le novità allo studio

ECONOMIA
Manovra, le novità allo studio

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Potrebbe essere presentata con qualche giorno di anticipo rispetto alla tabella di marcia la Nota di aggiornamento al Def, che metterà nero su bianco il miglioramento della crescita economica liberando nuove risorse in vista della Legge di Bilancio.

Il documento programmatico atteso per il 27 settembre potrebbe approdare in Consiglio dei ministri con qualche giorno di anticipo, segno che il quadro delle stime sui conti pubblici è già chiaro e soprattutto non problematico.

DEFICIT 2018 - La Commissione europea, vuoi per contrastare i venti del populismo in Europa, vuoi per la fiducia nel ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, vuoi per non ripetere i danni provocati in Europa da un'applicazione miope dell'austerity, non intende contrastare il piano del governo di limitare l'aggiustamento del disavanzo del prossimo anno allo 0,3% del pil. Il deficit 2018 dovrebbe dunque scendere all'1,8% contro l'1,2% indicato nelle stime di aprile, ma pur sempre in calo rispetto al 2,1% del 2017 e saldamente sotto il tetto del 3% fissato dalle norme Ue.

CONSOLIDARE CONTI - Una concessione non da poco quella di Bruxelles, a patto che il governo continui nell'impegno di consolidamento dei conti. Impegno che il titolare di via XX settembre perseguirà ma senza strozzare la crescita, che si appresta ad essere rivista al rialzo sulla scia del miglioramento delle stime, prima da parte delle maggiori organizzazioni internazionali (Fmi e Ocse) e in ultimo dall'Istat, che ritiene possibile una crescita dell'1,5% nel 2017, contro l'ultima stima del governo ad aprile a +1,1%.

LE NOVITA' - Anche se la crescita accelera, l'alto debito pubblico impone comunque all'Italia un uso limitato delle risorse. Da qui la volontà di procedere con interventi mirati per giovani e imprese. La nuova legge di Bilancio dovrebbe infatti introdurre dal primo gennaio una decontribuzione strutturale al 50%, probabilmente triennale ma sulla durata la discussione è ancora in corso, in favore dei giovani neoassunti, con l'auspicio che nel 2019 si possa mettere mano ad un taglio generalizzato del cuneo fiscale, ben più oneroso per le casse statali e dunque in questa prima fase accantonato.

IVA E ACCISE - In base alle stime dei tecnici del governo, il costo del nuovo sconto contributivo dovrebbe essere contenuto entro i 2 mld ogni anno, trattandosi di una misura permanente. In manovra vanno poi messi in conto circa 15 mld per sterilizzare i rialzi di Iva e accise; oltre 1 mld per finanziare il piano Industria 4.0; fino al 1 mld per il nuovo reddito di inclusione a sostegno delle fasce indigenti, tra le altre misure.

GLI STATALI - Se a queste si aggiungono le spese indifferibili, quelle per il rinnovo del contratto degli statali e le altre che entreranno nel menu da qui al varo della Finanziaria, l'entità complessiva del provvedimento non dovrebbe essere inferiore ai 22 mld di euro. Resta da vedere cosa accadrà poi sul fronte privatizzazioni, fortemente rallentate rispetto al piano iniziale di dismissioni pari allo 0,5% nel triennio 2016-2018.

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