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Statali, verso il concorso unico

ECONOMIA
Statali, verso il concorso unico

(Fotogramma)

Introdurre concorsi nazionali unici con l'obiettivo di contenere e orientare la programmazione delle assunzioni. E' questo uno dei punti principali previsti dal decreto attuativo della riforma Madia riguardante le procedure di reclutamento dei dipendenti pubblici. L'intenzione sarebbe quella di vincolare le nuove assunzioni ad un piano dei fabbisogni con cadenza triennale.

In pratica, mentre oggi ogni amministrazione può indire il proprio concorso, con la nuova normativa solo le amministrazioni centrali (come Ministeri, Inps e Inail) che comunicheranno i propri fabbisogni potranno partecipare ai bandi unici triennali. Senza il piano dei fabbisogni e senza il decreto che approvi le procedure di reclutamento, gli enti statali non potranno assumere.

Nel testo del decreto si fa inoltre riferimento alla "previsione nelle procedure concorsuali pubbliche di meccanismi di valutazione finalizzati a valorizzare l'esperienza professionale acquisita da coloro che hanno avuto rapporti di lavoro flessibile con le amministrazioni pubbliche, con esclusione, in ogni caso, dei servizi prestati presso uffici di diretta collaborazione degli organi politici e ferma restando, comunque, la garanzia di un adeguato accesso dall'esterno".

L'allargamento della platea del precariato storico avverrà attraverso l'assunzione di coloro che abbiano maturato un'anzianità di servizio di tre anni (negli ultimi otto) in più amministrazioni pubbliche e che abbiano maturato tali requisiti fino al 31 dicembre di quest'anno (non più alla prossima entrata in vigore del decreto legislativo in questione). I candidati dovranno obbligatoriamente conoscere la lingua inglese e potrà essere accertata la conoscenza di altre lingue.

Nel frattempo il sottosegretario alla Pubblica amministrazione Angelo Rughetti, parlando dal palco della Festa dell'Unità di Roma, ha ventilato l'ipotesi di un maxi concorso per 'rimpiazzare' i 500mila dipendenti pubblici che nei prossimi quattro anni andranno in pensione. Un piano ancora allo studio del governo che, una volta messo a punto, potrebbe segnare una svolta decisiva per il pubblico impiego, sbloccando di fatto le assunzioni.

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