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L'Oréal: la bellezza sbarca sul mercato 4.0, in arrivo il fondotinta hi-tech

ECONOMIA
L'Oréal: la bellezza sbarca sul mercato 4.0, in arrivo il fondotinta hi-tech

La cura della bellezza apre le porte del futuro. Sensori indossabili, virtual reality e personalizzazione estrema dei prodotti: la tecnologia al servizio del consumatore. È così che L'Oréal intende cambiare il concetto di bellezza, attraverso una rivoluzione digitale del mondo della cosmetica e della cura della persona. Ne ha parlato oggi a Milano Guive Balooch, vicepresidente globale dell'incubatore tecnologico di L'Oréal. La struttura diretta da Balooch è una start-up che si occupa di introdurre innovazioni scientifiche nel rapporto tra cliente e prodotto, in collaborazione con imprenditori, istituti universitari e ingegneri.

Tra queste innovazioni, alcune sono già sul mercato, altre arriveranno presto. Come Le Teint Particulier di Lancôme, che sbarcherà in Italia la settimana prossima. È un prodotto che si propone di vincere la sfida di trovare un fondotinta che abbia la colorazione esatta della pelle. Attraverso la scansione di tre punti del viso, il dispositivo riconosce la sfumatura di colore della pelle e la trasmette a un algoritmo che prepara sul momento una composizione chimica della tonalità giusta. Entro cinque minuti dalla scannerizzazione il dispositivo eroga 11ml di campione: se soddisfa la cliente, viene creata una confezione di fondotinta completamente personalizzato. "Questo prodotto - aggiunge Balooch - vuole aiutare il 50% di donne che non trova la tonalità giusta di fondotinta. È una tecnologia rivoluzionaria, perché permette al consumatore di avere un prodotto che prima non esisteva. La sfida della filiera della bellezza è dare un prodotto perfetto".

In futuro, secondo Balooch a gennaio, sarà lanciato un altro prodotto che combina cura della persona e innovazioni tecnologiche, il Kérastase Hair Coach. Si tratta di una spazzola dotata di sei sensori, tra cui un microfono, per monitorare lo stato di salute dei propri capelli. "Avere il giusto livello di informazioni - spiega Balooch - aiuta a usare i prodotti giusti. Per questo abbiamo lavorato in modo scientifico sui sensori: testata su tutti i tipi di capelli e in condizioni asciutte e bagnate, la spazzola invia allo smartphone tutti i dati utili a comprende il vero stato dei capelli".

La realtà virtuale è l'elemento tecnologico che sta alla base di Makeup Genius di L'Oréal Paris, un'app già disponibile in Italia. "Un giorno mi trovavo in un supermercato - ricorda Balooch - e vedevo una persona che cercava di indovinare quale rossetto le sarebbe stato meglio. Allora mi sono chiesto: perché non sfruttare uno smartphone per capirlo?" Così è nata l'app, una sorta di tester virtuale che permette, inquadrando il codice a barre del prodotto di bellezza, di applicarlo virtualmente sul proprio viso. Il trucco simula perfettamente quello reale e così l'app diventa uno specchio virtuale, consentendo movimenti fino a 60 gradi. La tecnologia sfrutta il riconoscimento facciale in 3d, "testato su oltre centomila immagini, con tutti i tipi di illuminazione - prosegue Balooch - ed è stato un successo immediato, con oltre 20 milioni di download in 65 Paesi del mondo".

La volontà di offrire informazioni personalizzate sul corpo ha portato Guive Balooch a ideare anche il My UV-Patch di La Roche-Posay, un adesivo ultrasottile che misura la quantità di raggi Uv sulla pelle. Si tratta di un prodotto wearable, indossabile, dato gratuitamente ai consumatori di creme solari La Roche-Posay. Si applica sull'area di pelle da monitorare e vi aderisce per cinque giorni, fornendo informazioni sull'esposizione solare attraverso un'app. A forma di cuore e sottile come una seconda pelle, permette di migliorare il proprio comportamento al sole e di ridurre la frequenza di scottature e melanomi. "Tra le persone che hanno usato il patch - racconta Balooch - il 30% ha deciso di usare uno schermo solare nonostante non fosse un'abitudine. Per adesso ci sono 300mila patch sul mercato, ma il nostro obiettivo è lanciarne un milione entro il prossimo anno".

I dati dei sensori, raccolti in forma anonima, sono importanti anche dal punto di vista medico, poiché potrebbero fornire un quadro sull'esposizione al sole delle persone. Per questo motivo, aggiunge Balooch, "entro due o tre mesi pubblicheremo tutti i dati in nostro possesso su una rivista medica. Professori, universitari e dottori avranno libero accesso alle informazioni che riceviamo sull'esposizione solari. Per noi è una soddisfazione poter essere utili alla comunità scientifica, perciò continueremo a collaborare anche in progetti futuri".

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