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L'Europa punta sul telescopio Est, parte dal Sole sfida pmi italiane

Le nostre eccellenze industriali in campo per un progetto da 180 mln, studierà il Sole come mai prima d'ora

ECONOMIA
L'Europa punta sul telescopio Est, parte dal Sole sfida pmi italiane

(Foto gentile concessione EAST)

(di Andreana d'Aquino)

Si chiama Est e promette di studiare il Sole come mai prima d'ora. E' l'European Solar Telescope, il più grande telescopio solare europeo, uno dei maggiori al mondo, che dalla terra scruterà la nostra stella con un dettaglio mai raggiunto prima d'ora: fino a 25-30 chilometri. Per ottenere questo risultato, la comunità scientifica e industriale europea coinvolta, 21 istituzioni di 15 nazioni, spenderà 180 milioni di euro, a tanto ammontano i costi totali stimati di Est, mentre la Commissione Europea ha già investito nella fase iniziale del progetto 16 milioni di euro, tra fondi del Settimo programma Quadro e di Horizon 2020.

Con Est si apre anche una nuova sfida per le pmi italiane che producono tecnologie per l'astronomia, visto che il super telescopio è stato inserito nel 2016 nella road map del Forum Strategico Europeo per le Infrastrutture di Ricerca di importanza strategica. "E' un'avventura straordinaria sia per la scienza che per l'industria" ha scandito all'Adnkronos il fisico Francesco Berrilli, docente a Tor Vergata ed esponente del Comitato Est. Con Berrilli, oggi, esponenti del team di Est hanno presentato il progetto, per la prima volta in Europa, in un incontro all'Accademia dei Lincei, a Roma.

La costruzione di Est inizierà alla fine del 2020 alle Canarie e nel 2026 potrebbe già entrare in funzione la cosidetta prima luce del telescopio, cioè si potrà girare 'l'interrutore' e iniziare a lavorare. "E' un'avventura per l'astrofisica e per la fisica perchè -ha spiegato Berrilli- il Sole è il più grande laboratorio di fisica del nostro sistema planetario. Ma è anche un'avventura per l'industrie che saranno coinvolte perchè le sfide tecnologiche per realizzare questo strumento saranno molto forti".

Il telescopio avrà uno specchio di 4 metri, ma soprattutto, ha spiegato ancora il fisico italiano, "la quantità di calore che si ha concentrata nel fuoco primario, visto che guardiamo il Sole, è talmente alta che abbiamo dovuto chiedere l'aiuto di ingegneri nucleari". Ma la comunità industriale italiana non teme la sfida. "Nell'astronomia in Italia abbiamo messo insieme una potenza industriale. In questo settore lavorano circa 100 aziende italiane per un totale di oltre 1.200 addetti e con un portafogli ordini ad ora del valore di 500 milioni di euro" è il quadro industriale delineato da Gianpiero Marchiori, presidente di Eie Group, l'azienda veneziana che concorre alla realizzazione di telescopi giganti come E-Elt di Eso con uno specchio mai pensato di 39 metri di diametro, o di Ska per la radio-astronomia.

Il telescopio Est è "importante per le pmi italiane che negli anni hanno sviluppato tecnologie di eccellenza nei maggiori progetti astronomici, tecnologie che ora possono essere riapplicate e sviluppate per questo telescopio che si presenta come l'eccellenza nel campo dell'astronomia del Sole" ha evidenziato il Ceo di Ads International, Daniele Gallieni, azienda italiana di Lecco che partecipa al progetto Est. "Stiamo sviluppando strumentazione del piano focale e siamo pronti ad aggiungere in questo progetto altre competenze sviluppate in altri programmi di grandi telescopi internazionali" ha rimarcato Gallieni.

E mentre le pmi nazionali si preparano alla sfida tecnologica, anche la scienza italiana guarda al telescopio Est come un driver per nuove scoperte. Per la fisica Francesca Zuccarello, rappresentante per l'Italia del Consorzio East che ha promosso il progetto del super telescopio solare europeo, da Est gli scienziati si aspettano "osservazioni uniche del Sole". Osservazioni, ha detto la scienziata, docente all'Università di Catania, "che ci permetteranno di capire i dettagli di particolari processi fisici del Sole".

"Studiamo il Sole perchè dal punto di vista della ricerca è un grande laboratorio in cui la materia si trova in condizioni che non possiamo riprodurre a Terra" ha chiarito Zuccarello. Ma non solo. "Studiamo il Sole anche perchè molti fenomeni solari possono avere ripercussioni sulla nostra vita di tutti i giorni". "A volte delle particelle cariche emesse dal Sole possono entrare nella nostra atmosfera ed i Gps non funzionano più in modo adeguato o i gli aerei possono perdere momentaneamente la rotta oppure i satelliti possono essere accecati da quasta pioggia di particelle cariche" ha indicato infine.

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