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Ocse: laureati italiani poco preparati e bistrattati

ECONOMIA
Ocse: laureati italiani poco preparati e bistrattati

(Fotogramma)

L'Italia stretta nella morsa delle "basse competenze": laureati poco preparati e "bistrattati" con un forte divario tra il Nord e Sud, indietro di un anno; lavoratori con skill carenti e imprese che di conseguenza non investono innescano un "circolo vizioso" che imbriglia la produttività. E' il quadro a tinte fosche che emerge dal rapporto Ocse 'Strategia per le competenze' presentato al Mef.

C'è però qualche luce nella fotografia scattata dall'organizzazione: le riforme del governo Renzi e Gentiloni che tuttavia si trovano di fronte la "sfida" dell'implementazione.

"L'Italia è bloccata in un equilibrio di basse competenze", afferma il segretario generale Ocse Angel Gurria. "La riforma del sistema educativo, l’accumulazione del capitale umano, è la strategia di gran lunga più efficace nel lungo termine per far crescere benessere, ricchezza e prodotto", sottolinea il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

LAUREATI - I numeri Ocse parlano chiaro. "In Italia più di 13 milioni di adulti hanno competenze di basso livello" e "rispetto a quanto avviene in altri paesi, hanno minori probabilità di utilizzare specifiche competenze cognitive, che sono importanti nella performance dei lavoratori e delle imprese". Queste lacune si registrano anche tra laureati, in termini di quantità e qualità. "Solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato a fronte della media Ocse del 30%".

In più, quei pochi laureati hanno in media "un più basso tasso di competenze" in lettura e matematica che li relega agli ultimi posti della graduatoria Ocse (26esimo posto, su 29 esaminati). E ancora: l'Italia è l’unico paese del G7 in cui i 'dottori' che svolgono mansioni di routine sono superiori a quelli che svolgono attività non di routine, con ripercussioni sulla produttività che permane a livelli "non soddisfacenti" dopo un ventennio di "andamento stagnante", scrive l'organizzazione.

NORD E SUD - C'è poi un solco tra Nord e Sud del paese a livello di rendimento scolastico: dai risultati dei test per verificare le competenze degli studenti (Program for International Student Assessment) emerge come quelli della Campania siano oltre un anno scolastico indietro rispetto a quelli della provincia di Bolzano.

In questa cornice paludata non manca un paradosso: in un sistema generalizzato di basse competenze, quei pochi che emergono rientrano tra i migliori dei Paesi del G7. Accade in pratica che i migliori lavoratori italiani abbiano un livello di competenza in grado di fare concorrenza alle eccellenze dei paesi del G7, sopratutto in termini di rapidità d’apprendimento e problem solving.

LE DONNE - Il che vuol dire che la strada per rimediare alle carenze del sistema è fatta di pochi, specifici passi: "Politiche mirate di istruzione e formazione della forza lavoro, che siano anche coordinate tra di loro, potrebbero favorire un miglior (più intensivo) uso delle competenze elevate sul posto di lavoro", sottolinea l'Ocse. Male anche la condizione delle donne con un tasso di occupazione agli ultimi posti dei Paesi Ocse (32esimo posto su 35).

In Italia è diffuso il problema dello skills mismatch, squilibrio delle competenze: circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, mentre il 21% è sotto qualificato. Sorprendentemente però si osservano anche numerosi casi di lavoratori con competenze superiori rispetto a quelle richieste, riflesso della bassa domanda di skills in Italia: i lavoratori con competenze in eccesso sono all'11,7%, i sovra-qualificati al 18%. Inoltre circa il 35% dei lavoratori è occupato in un settore non correlato ai propri studi.

L'Ocse riconosce i progressi fatti con le riforme degli ultimi anni: dal Jobs Act, "pietra miliare del recente processo di riforma" e l'istituzione dell'Anpal, alla 'Buona Scuola, il piano nazionale scuola digitale e Industria 4.0. "Vanno nella giusta direzione" ma resta "la sfida dell'implementazione", afferma l'organizzazione.

"La riforma del sistema educativo, l’accumulazione del capitale umano, è la strategia di gran lunga più efficace nel lungo termine per far crescere benessere, ricchezza e prodotto", ha osservato Padoan, rinnovando il suo messaggio al governo che verrà. "Lasciamo una situazione più positiva" di quella che avevamo trovato, ha detto, sottolineando che "le competenze devono essere al centro di una strategia di lungo termine" e "sono fondamentali per la costruzione del programma della prossima legislatura".

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