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Ilva, ArcelorMittal a Florange: altiforni chiusi ma impegni mantenuti

ECONOMIA
Ilva, ArcelorMittal a Florange: altiforni chiusi ma impegni mantenuti

Sono passati quasi cinque anni dagli accordi stretti tra ArcelorMittal e lo Stato francese per Florange, il sito industriale situato nella regione del Grand Est della Francia. E le tensioni dell'epoca sembrano essere svanite. Gli altiforni dell'acciaieria sono stati chiusi il 24 aprile 2013, e probabilmente non saranno mai riattivati, ma non ci sono stati licenziamenti e sono stati mantenuti gli impegni che hanno fatto dimenticare un lungo e difficile braccio di ferro con il governo francese. ArcelorMittal, spiega all'Adnkronos François Marzorati, l'ex viceprefetto di Thionville che presiede il Comitato di verifica degli impegni a Florange, "ha ampiamente rispettato gli impegni presi nei confronti dello Stato francese" nel novembre del 2012.

Il gruppo, rileva, "si era impegnato in modo incondizionato a realizzare a Florange 180 milioni di euro di investimenti in 5 anni e questo nonostante le difficoltà del settore in quegli anni. Ora abbiamo la certezza che gli investimenti supereranno i 200 mln. Gli impegni, quindi, non solo sono stati rispettati ma sono stati ampiamente superati", sottolinea Marzorati.

Ora, però, in Francia si guarda al futuro: alla fine degli impegni presi da ArcelorMittal con lo Stato francese, che si concluderanno alla fine del 2017; all'Italia e all'acquisizione dell'Ilva da parte della cordata Am InvestCo (ArcelorMittal-Marcegaglia) e a Bruxelles dove l'Antitrust Ue, probabilmente a giugno, si pronuncerà circa l'operazione con il rischio di eventuali 'rimedi'.

Anche i sindacati francesi si collocano sulla stessa linea del Comitato. "Sì quello che è stato promesso è stato mantenuto. Lo dimostrano anche gli ulteriori investimenti annunciati a luglio: 67 milioni di euro per il sito di Florange e 29 mln per Dunkerque", spiega all'Adnkronos Xavier Le Coq, delegato del sindacato Cfe-Cgc siderurgia. Un'analisi condivisa anche da Christelle Touzelet, delegata sindacale nazionale Cdft , che però guarda anche al futuro. "L'accordo con lo Stato -spiega- si concluderà a fine anno e prenderanno fine gli impegni a non cedere asset in Francia. E anche se l'attuale congiuntura è positiva in prospettiva, nel medio - lungo termine, questo sicuramente ci preoccupa".

I sindacati, in particolare, temono eventuali ripercussioni negative legate all'Ilva, in particolare per il futuro dell'attività nel sito di Fos-sur-Mer. "Non abbiamo elementi chiari legati all'operazione ma temiamo che, una volta concretizzata, ArcelorMittal decida che sia la sua nuova priorità e che quindi decida di investire massicciamente in Italia a scapito di qualche sito industriale francese", spiega ancora Touzelet. I rapporti sindacali con il gruppo siderurgico non sempre sono stati facili: "le trattative partono da molto in basso e a poco a poco si cerca di ottenere qualcosa. Spesso ci ritroviamo a dover rinegoziare diritti già acquisiti", rileva la sindacalista della Cfdt ricordando che dal 2006, anno della fusione tra Arcelor e Mittal, ad oggi il numero dei dipendenti in Francia è sceso da oltre 26 mila a 16 mila.

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