Crac venete, scontro Consob-Bankitalia

Alla fine, salta il faccia a faccia tra Bankitalia e Consob in Commissione di Inchiesta. Le contraddizioni emerse, che non riguardano fatti o documenti ma valutazioni che restano diametralmente opposte, non sono sufficienti a giustificare l'utilizzo di uno strumento estremo, quello del confronto diretto. Ma la lunga giornata di lavori parlamentari, con due audizioni diverse ma 'testimoniali', resta segnata da uno scontro duro, con un rimpallo di responsabilità che parte dalle accuse del dg di Consob, Angelo Apponi, e si concretizza nella replica del Capo della Vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo.

L'Autorità di Piazza Verdi lamenta la carenza di informazioni da parte di Via Nazionale, considerate incomplete rispetto a quanto poi emerso successivamente, sia su Veneto Banca sia su Bpvi. Bankitalia risponde sostenendo che le indicazioni fornite a Consob erano sufficienti per costituire un warning, un allarme, che avrebbe dovuto spingerla ad intervenire per i profili di competenza. Tutto, in un clima di comprensibile ma palpabile tensione per le domande insistenti dei parlamentari e per la necessità di pesare le singole parole, essendo l'audizione testimoniale assimilabile a una vera e propria testimonianza da Tribunale.

Almeno sulle conclusioni a cui arrivano Apponi e Barbagallo, si può rintracciare una posizione condivisa: le regole del gioco vanno cambiate. I protocolli tra la Consob e la Banca d'Italia "si possono migliorare, quello che è accaduto fino a oggi non si può considerare un successo", evidenzia il dg Consob. "L'eccesso di informazione finisce per non essere un'informazione. E si mette in difficoltà l'altra Autorità che le riceve. Bisogna trovare un punto di equilibrio. E quello che è accaduto sulle Venete impone una riflessione su questo", sintetizza il Capo della Vigilanza di Bankitalia.

Le due audizioni entrano nel merito delle contraddizioni già emerse la scorsa settimana, nel corso dei primi interventi in Commissione. Ma vanno più a fondo, circostanziando i passaggi in cui secondo Consob si sarebbe consumata una omissione di informazioni da parte di Bankitalia. Due, in particolari, gli snodi che evidenzia Apponi. Su Veneto Banca, nel 2013 da Bankitalia sono arrivate "informazioni incomplete" per valutare il prezzo dell'aumento di capitale lanciato quell'anno da Veneto Banca: "Ci viene detto che il prezzo è alto. Altro è quello che leggiamo nel verbale ispettivo, che riceviamo nel 2015, dove si dice che la metodologia di calcolo del prezzo è irrazionale e ci sono dei vizi". L'informazione, lamenta il dg Consob, "è significativamente diversa". Non solo. Parlando dell'aumento di capitale, Bankitalia lo ritiene ''strumentale al perseguimento degli obiettivi del piano'' dell'Istituto di credito. Arriva, quindi la deduzione di Apponi: "Non sembra che Bankitalia, che si dovrebbe occupare della stabilità della banca, ci segnali che c'è un problema di sofferenza".

Il direttore generale della Consob affronta poi l''affaire' Banca Popolare di Vicenza. A seguito dell'ispezione effettuata da Bankitalia nel 2007, "la Consob non ha ricevuto alcuna informazione sul prezzo delle azioni". Al termine dell'ispezione, spiega, "ci è stata trasmessa unicamente la parte che riguardava l'operatività in derivati otc e discuteva delle condizioni in cui veniva fatta operatività dei derivati nei confronti di alcuni operatori professionali''. Altra puntualizzazione rilevante. "Non è stata la Consob" ad approvare l'obbligazione della Popolare di Vicenza del 29 settembre 2015 e quella di Veneto Banca del dicembre dello stesso anno ma "un’autorità estera di un paese europeo" come consentiva la normativa essendo banche non quotate.

Barbagallo, che parla dopo Apponi, è chiamato ovviamente a rispondere direttamente ai rilievi del direttore generale della Consob. Sul fronte Banca popolare di Vicenza, la tesi di Bankitalia è che sono state le sfere di competenza delle due Autorità a determinare il flusso delle informazioni. In questo caso, dice, "stiamo parlando di problemi organizzativi, procedurali, considerati alla portata della Banca d'Italia, che doveva risolverli da sola". Inoltre "la normativa all'epoca vigente" indicava una chiara "ripartizione sulla competenze tra la Banca d'Italia e la Consob", rileva Barbagallo, sottolineando che "i problemi procedurali sono stati affrontati da Banca d'Italia con una serie di interlocuzioni scritte" e poi "sono stati risolti".

Più dura la replica su Veneto Banca. Sulla determinazione del prezzo per l'aumento di capitale, "se Consob riteneva di non avere i mezzi per fare la verifica poteva chiedere a noi e non lo ha fatto". Dal punto di vista di Via Nazionale, rilancia quindi Barbagallo, "i contenuti del documento ispettivo del 2013 erano più che sufficienti a fare scattare un warning, poi se l'Autorità non agisce... ". E, successivamente, nel 2014, Bankitalia ha trasmesso a Consob informazioni "sulla rischiosità patrimoniale" e sulle criticità di governance di Veneto Banca. In quella comunicazione "si fa riferimento di nuovo alla lettera del novembre del 2013 che comprende anche il tema del prezzo". In sostanza, ribadisce, su Veneto Banca sono state trasmesse "le informazioni che avevamo e anche un richiamo al prezzo".

Barbagallo torna quindi a ripetere che i problemi sulle due banche sono emersi grazie alla Vigilanza di Bankitalia e chiude con una riflessione sul tema delle obbligazioni, particolarmente sensibile per i risparmiatori. Sulla collocazione dei bond ai clienti retail "o proibiamo o non otteniamo risultati, per quanto si scriva sul prospetto, la questione non penetra, bisogna arrivare alla proibizione". Altre norme da cambiare, quindi.