Ryanair vs Calenda: "Commenti deplorevoli e inesatti"

Ryanair replica al governo dopo le dichiarazioni del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che ieri, facendo riferimento alla lettera inviata dalla compagnia irlandese ai piloti italiani che domani incroceranno le braccia, ha parlato di contenuto "indegno". L'aviolinea capitanata da Michael O'Leary ha deciso di dire la sua, affidando la propria replica a una nota diramata stamani.

"Questi commenti del ministro Calenda sono deplorevoli, in quanto inesatti - si legge nella nota -. I piloti Ryanair in Italia godono di una serie di benefici che riguardano turni di lavoro e supplementi salariali frutto di trattative dirette con la compagnia aerea. Se i piloti Ryanair dovessero scegliere di non trattare più direttamente con la compagnia aerea (specialmente in un momento in cui stiamo offrendo loro un aumento salariale del 20%, mentre Alitalia è in bancarotta), allora perderanno questi benefici".

"Riteniamo rispettosamente - conclude la nota - che tali questioni possano essere risolte in maniera migliore tramite una trattativa diretta tra Ryanair e i nostri piloti senza interferenze politiche o commenti imprecisi".

Sul testo della missiva, indirizzata a 'All italian based Cabin Crew' e siglata dal capo del personale Eddie Wilson, si legge che per chi sciopererà sono previste "sanzioni" come "la perdita di futuri aumenti in busta paga, trasferimenti ed eventuali promozioni". Nella lettera c'è scritto inoltre che "il sindacato dei piloti sta incoraggiando a non lavorare il prossimo 15 dicembre tra le 13 e le 17 ora locale". "Ci auguriamo che vogliate continuare a lavorare come è il vostro dovere, come previsto" conclude la lettera.

Sulla vicenda, oltre al ministro Calenda, ieri è intervenuto anche il presidente dell'Autorità di garanzia per gli scioperi, Giuseppe Santoro Passarelli, che non ha esistato a definire la missiva fuori dalla Costituzione. "Le dichiarazioni dei vertici di Ryanair non appaiono non conforme ai principi del nostro ordinamento - ha rimarcato - nel quali lo sciopero, se esercitato legittimamente, è considerato un diritto costituzionale".