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Fornero, Rai e università: quanto costano gli slogan elettorali

ECONOMIA
Fornero, Rai e università: quanto costano gli slogan elettorali

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Dall'abolizione della Legge Fornero alla cancellazione del canone Rai e delle tasse universitarie: il 2018 prende il via a suon di promesse elettorali da parte dei principali schieramenti in campo in vista del voto del 4 marzo. Dal Pd, che con il segretario Matteo Renzi, si impegna ad azzerare il canone Rai, al centrodestra che assicura la polverizzazione della riforma Fornero, passando per la nuova formazione Liberi e Uguali, capitanata da Pietro Grasso, che punta a intervenire sulle tasse universitarie.

Al di là delle critiche di merito, gli interventi prospettati hanno un costo. Quelli ipotizzati da Pd e Liberi e Uguali sarebbero decisamente più abbordabili per i conti pubblici, ammontando complessivamente a meno di 4 miliardi di euro. Ben altro discorso invece per la cancellazione della Fornero che costerebbe 350 mld in termini di mancati risparmi fino al 2060.

Introdotta a fine 2011 dall'allora ministro del Lavoro del governo Monti Elsa Fornero per mettere in sicurezza i conti pubblici nel pieno della crisi e della corsa dello spread, la riforma ha inasprito le revisioni del sistema pensionistico precedenti. L'abolizione promesso da Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia avrebbe però oneri elevati per il bilancio pubblico: secondo la Ragioneria generale dello Stato costerebbe 350 miliardi di euro cumulati fino al 2060; solo nel decennio 2020-30 i minori risparmi sarebbero di circa un punto di pil ogni anno, cioè 17 miliardi di euro.

Cancellarla "sarebbe un gravissimo errore", "è uno dei pilastri del sistema pensionistico italiano e della sostenibilità finanziaria del Paese", ha sottolinea il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, a margine di una conferenza a Bruxelles. "Naturalmente - aggiunge il ministro - le correzioni sono sempre possibili, come, per esempio, nel caso dell'ultima legge di bilancio, in cui sono stati rivisti i meccanismi relativi ai lavori usuranti, che hanno permesso di mitigare l'impatto dell'adeguamento dell'età pensionabile. Si possono sempre migliorare le riforme - conclude - ma abolirle sarebbe del tutto fuori luogo".

Di ben più basso impatto per l'Erario ma con una forte presa nazional-popolare è invece la cancellazione del canone Rai, che nel 2016 ha assicurato un gettito di 2,1 mld di euro. Ciclicamente sventolato dai partiti come slogan pre-elettorale dal facile appeal, la tassa sulla televisione è oggi uno dei cavalli di battaglia dell'ex premier Matteo Renzi che appena due anni fa ne ha limato l'entità (da 113,50 euro del 2015 a 100 euro e 90 nel 2017) e modificato la riscossione introducendo il pagamento con la bolletta elettrica.

Nel 2016, l'anno del debutto della nuova forma di pagamento, il gettito è stato pari a 2,1 mld di euro (+16,3 % su anno) e l'evasione è crollata dal 30 al 4%. Resta da vedere come verrebbe finanziato il servizio pubblico televisivo al quale vengono destinati ¾ del canone. Tra le ipotesi emerse nel dibattito politico quella di togliere alla Rai i paletti di raccolta sul mercato pubblicitario.

Altra promessa elettorale protagonista del dibattito è la cancellazione delle tasse universitarie, che costerebbe 1,7 miliardi di euro e interesserebbe circa un milione di studenti. Il risparmio medio sarebbe, quindi, di 1.700 euro a iscritto. In totale a frequentare gli atenei italiani sono 1,6 milioni di persone ma, grazie agli sconti introdotti dalla legge di bilancio 2017 e alle misure dei singoli atenei, si stima che oltre un terzo degli iscritti già non paghi le tasse. In particolare nell'ultimo anno accademico è stata introdotta una no tax area, per chi ha un reddito Isee al di sotto dei 13.000 euro, mentre per i redditi fino a 30.000 euro sono previsti degli sconti. In aggiunta diverse università hanno deciso di estendere la platea interessata dalle agevolazioni, portando la soglia anche fino a 23.000 euro.

La nuova misura andrebbe quindi a interessare il resto della platea, cioè coloro che hanno un reddito Isee superiore alle quote fissate dallo Stato o dell'ateneo. La critica principale che viene rivolta al leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, che ha proposto l'abolizione delle tasse universitarie, è proprio quella di proporre una misura poco di sinistra, in quanto non rispetta il principio di progressività del contributo fiscale, richiesto ai contribuenti a seconda della ricchezza.

Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, definisce la proposta di Grasso una ''cosa trumpiana e non di sinistra'', cioè ''un supporto fondamentale alla parte più ricca del Paese". Intervenire sulle tasse universitarie, risponde Pier Luigi Bersani, è necessario perché ''abbiamo la metà dei laureati dei principali paesi europei''. Negli ultimi 10 anni, inoltre, sono state perse sessantamila immatricolazioni, pari al 20%. ''Vorrei dire quindi al ministro Calenda di avere un po' di umiltà in più: non è una proposta alla Trump, è una proposta alla tedesca". In altre parole anche l'istruzione universitaria, spiega Bersani, dovrebbe rientrare nell'universalismo dell'istruzione.