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Alcoa diventa svizzera

ECONOMIA
Alcoa diventa svizzera

(Fotogramma)

Sarà pure vero che, come avverte il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, "è solo un passo importante in un percorso ancora lungo" e che "si festeggerà solo quando uscirà dalla fabbrica il primo lingotto di alluminio", ma è anche vero che con il passaggio dell'ex sito Alcoa di Portovesme da Invitalia a Sider Alloys, perfezionato e controfirmato oggi al Mise alla presenza del ministro, si chiude una storia lunga e travagliata e si apre una nuova prospettiva per i lavoratori e per il territorio sardo.

L'acquisizione dello stabilimento da parte del gruppo svizzero, infatti, sarà accompagnata anche dalla chiusura, presumibilmente il 23 febbraio prossimo, della vertenza su Euroallumina con cui sarà restituita al Sulcis la produzione del ciclo completo dell'alluminio. "La vicenda Alcoa è simbolica: smentisce la storia per cui determinate produzioni in Italia non si possono fare. L’Italia è importatrice di alluminio ed è importante aver dato una prospettiva ad un territorio”, ribadisce Calenda soddisfatto anche dell’ok alla legge sulle aziende ‘energivore' che finalmente sana un grave deficit italiano e consente, anche ad Alcoa, "di combattere ad armi pari in Europa".

Certo la partita è solo all'inizio, ora i riflettori si dovranno spostare sul piano industriale che Sider Alloys dovrà presentare a Fim, Fiom e Uilm. Ma il governo non sembra intenzionato ad abbandonare il campo. Anzi, ritaglia per Invitalia, molto più ufficialmente che in altre vertenze, un nuovo ruolo con cui l'agenzia per l'attrazione degli investimenti si candida a diventare parte attiva e pubblica dei progetti stessi di rilancio industriale in tutte quelle crisi per le quali si possa intravedere un sostanzioso spiraglio di ripartenza.

Nel caso di Alcoa, dunque, Invitalia è chiamata a gestire la transizione industrie ma anche a verificare la possibilità di una sua partecipazione azionaria al capitale del gruppo svizzero "per dare spalle e rafforzare l’investitore". Non solo. Nel 'progetto' Calenda anche l'eventualità, tutta da sondare, che una quota delle azioni sia destinata ai lavoratori che "con tanta ostinazione hanno lottato per lo stabilimento”. Invitalia comunque è già al lavoro, come assicura l'Ad Domenico Arcuri.

"Assicureremo i lavoratori, e non solo, sulla tenuta prospettica di questo investimento anche ricorrendo a nuove forme di intervento da parte nostra per la patrimonializzazione delle aziende nel corso della transizione". In un progetto più ampio comunque il nuovo ruolo di Invitalia non conoscerà automatismi ma si focalizzerà su interventi mirati solo per aziende che possano ripartire perché, conclude, "ci possono essere crisi in cui investire non basta”.

Soddisfatti i sindacati che attendono ora di giocare la partita sul piano industriale. "Subito un confronto per conoscere nei dettagli il piano industriale sia per quanto riguarda gli investimenti previsti, sia per i tempi di riavvio dello smelter di Portovesme, e sia per i livelli occupazionali dei lavoratori diretti e del sistema degli appalti", dice la Fiom mentre la Fim di Marco Bentivogli ricorda i molti "benaltristi scesi in campo in questa vertenza, politici e non, che hanno raccontato come l’unica alternativa alla disoccupazione era andare via dalla Sardegna, come avevano fatto altri giovani sardi e che l’industria non era il futuro, che serviva investire in altro, ad esempio nel turismo, salvo poi omettere che crollato il contributo dell’industria al Pil sardo, non è salito quello del turismo".

I numeri del piano industriale di Sider Alloys al momento restano coperti. Noto solo il piano di rilancio per lo smelter, fermo da più di 4 anni, che dovrebbe in 24 mesi poter recuperare la capacità produttiva a regime con una produzione di circa 147mila tonnellate annue di alluminio primario di cui l'80% destinato al mercato italiano. Un obiettivo cui sarebbero destinati 135 milioni di euro di cui 92 milioni arrivano dal Contratto di sviluppo siglato a dicembre tra Invitalia e regione Sardegna per il riavvio degli impianti, la bonifica delle acque sotterranee dell'area industriale di Portovesme e il rafforzamento della struttura produttiva.

Per quel che riguarda l'occupazione e i 450 dipendenti stimati tra diretti e indiretti Sider Alloys prevede il recupero della totalità della manodopera specializzata con un piano di formazione per l'ulteriore sviluppo di competenze produttive sul territorio. Soddisfatta anche la Regione Sardegna che ha puntato molto sull'area di Portovesme. “E’ stato fatto un grande lavoro per creare le condizioni per una nuova competitività con condizioni di ripresa produttiva realistiche” dice il governatore della Sardegna, Francesco Pigliaru. “Benvenuti, dunque. La Regione c’è stata, c’è e ci sarà sempre, pronta a rimboccarsi le maniche”, conclude.

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