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Etichette 'senza' e 'con', rischio confusione e trappola fake news

ECONOMIA
Etichette 'senza' e 'con', rischio confusione e trappola fake news

(Fotogramma)

L'etichetta è la carta d'identità di ciò che il consumatore ogni giorno porta sulla tavola poiché, fornendo informazioni sul contenuto nutrizionale del prodotto e indicazioni sui diversi alimenti, concorre ad una dieta corretta ed equilibrata. Saper leggere correttamente le etichette è dunque importante per evitare di incorrere in sorprese indesiderate. Eppure, mai come oggi, nell'era dell'informazione a 360 gradi grazie a web e social network, è sempre più facile fare confusione tra ciò che è 'senza' e ciò che è 'con'.

Un'informazione spesso basata su scarsa conoscenza scientifica, su approssimazione, ma anche talvolta su voluta manipolazione, rischia di indurre il consumatore in errore. Proprio di etichette e consumatori si è parlato oggi in un convegno organizzato nell'ambito del festival del giornalismo alimentare dove esperti del settore si sono confrontati sulla comunicazione delle aziende del food, con una riflessione a tutto campo su consigli nutrizionali, annunci dei 'senza...' e 'non contiene...' fino alle trappole del web.

''Dopo l'Expo, c'è stata una santificazione dei prodotti alimentari - ha sottolineato Ivo Ferrario, direttore comunicazione di Centromarca - e per mesi c'è stato chi ha tentato di trasformare tutto ciò che era alimentare di origine industriale in qualcosa di negativo, addirittura di pericoloso per la salute. Su questo siamo intervenuti non solo per ristabilire un adeguato contradditorio verso un'informazione tale da lasciare nel telespettatore a disagio ma anche per evitare una sorta di delegittimazione rispetto al mondo dell'industria''.

(Adnkronos) - ''Crediamo, però - prosegue - che oggi vada fatto un passo in più, da un lato un grande lavoro da parte dei media perché il valore certificatorio dell'informazione è fondamentale, dall'altro le imprese devono sviluppare un'attività di attenzione e di ascolto dei social media in modo da intervenire in caso di fake news, ma anche diventare sempre più 'brand editor' così da contrastare preventivamente le informazioni non corrette che poi sedimentano e determinano l' immagine negativa di azienda, prodotti e ingredienti''.

A questo proposito, il direttore comunicazione di Centromarca ha evidenziato l'importanza di un corretto utilizzo del principio di precauzione. ''Si tratta - ha osservato - di un principio che può essere invocato solo dal ministero della Salute e quanto si assiste a imprese che appellandosi a questo principio fanno selezioni di ingredienti e di prodotti c'è qualcosa che evidentemente non funziona perché si tratta di imprese si pongono al di sopra delle istituzioni preposte a vegliare sulla salute pubblica e questo determina una riduzione della capacità di scelta del consumatore, penalizza le aziende e altera la concorrenza''.

(Adnkronos) - Sulla necessità di fornire una corretta informazione al consumatore perché non si approcci al prodotto impreparato o, peggio ancora, prevenuto da informazioni spesso fuorvianti o manipolate, è intervenuto Pietro Paganini di Competere.eu che fra gli esempi di informazione non corretta ha citato la battaglia fatta contro l'olio di palma. ''Prima si è detto che faceva male senza base o evidenza scientifica, oggi, invece, lo si è riabilitato. Nel caso dell'olio di palma, infatti, non c'e' alcun studio che dimostri la sua pericolosità come nessuna istituzione ha mai detto che può rappresentare un pericolo a livello ambientale. Semmai c'è un problema legato alla deforestazione ma è una questione estremamente complesso che va analizzata in chiave scientifica''.

''Eppure - ha osservato Paganini - sulle cattiva informazione spesso il cittadino forma la sua opinione, poi entra al supermercato e si convince che quel 'senza' che compare sull'etichetta sia salute mentre basterebbe girare la confezione per accorgersi che quel 'senza' è semplicemente stato sostituito. Ancora una volta ne è un esempio l'olio di palma. Su diverse etichette si leggeva 'senza' inducendo il consumatore a pensare che ci fossero meno grassi saturi, poi girando la confezione si leggeva che numero dei grassi saturi era esattamente uguale o addirittura maggiore svelando così che l'operazione era di natura commerciale'', ha concluso.

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