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Buoni pasto a rischio per migliaia di statali

ECONOMIA
Buoni pasto a rischio per migliaia di statali

Caos buoni pasto per i dipendenti pubblici statali e degli enti locali dopo che la Consip ha annunciato la risoluzione della convenzione con la società Qui!Group "per reiterato, grave e rilevante inadempimento delle obbligazioni contrattuali". "Saranno individuate in tempi brevi soluzioni idonee a tutelare i dipendenti e porre rimedio a questa situazione che reputo intollerabile. Ho già sensibilizzato le strutture tecniche competenti per avere un approfondimento sulle cause e le responsabilità di quanto accaduto", fa sapere oggi il ministro per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno.

"Sono più o meno 50-60mila gli statali a essere interessati - spiega all'Adnkronos Salvatore Chiaramonte, segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil - ai quali bisogna poi aggiungere i dipendenti degli enti locali e della Sanità".

A spingere la Consip a chiudere la convenzione con la società Qui!Group (per i lotti 1 e 3 'Buoni pasto ed.7', utilizzati in Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia e Lazio) sono state "molteplici segnalazioni di disservizi" trasmesse alla società del Mef "a partire da gennaio 2018" dalle amministrazioni utilizzatrici per "la mancata spendibilità dei buoni emessi da Qui!Group". "La situazione del mancato utilizzo di questi buoni pasto è diffusa. I problemi si sono registrati praticamente da quando è iniziata la convenzione, nel 2017. Ma la cosa è cresciuta in modo importante dall'inizio di quest'anno, essendoci anche stato un passaparola tra gli esercenti", sottolinea Chiaramonte aggiungendo: "Per ogni dipendente pubblico parliamo di almeno 140 euro al mese. Ogni buono è da 7 euro, si lavora in media almeno 20 giorni al mese: il calcolo è facile".

"Numerose imprese esercenti la ristorazione nella rete convenzionata con Qui!Group hanno inoltre segnalato il mancato pagamento da parte della stessa società delle fatture relative ai buoni pasto spesi dai dipendenti pubblici", riferisce ancora Consip che ha effettuato "verifiche ispettive sistematiche tramite un organismo indipendente" sia sulla spendibilità che sul rimborso agli esercenti.

"Ben venga che il ministro stia approfondendo il problema - afferma Chiaramonte - ma è già abbastanza grave ciò che ha rilevato la Consip secondo me. Ora è importante ripristinare la normalità, restituendo ai dipendenti pubblici la possibilità di avere ticket spendibili o di avere riconosciuta la spesa sostenuta durante la pausa pranzo". "A nostro avviso è anche fondamentale - conclude il segretario nazionale della Funzione pubblica della Cgil - che accada di nuovo una cosa del genere. Da ora in poi bisognerà mettere più attenzione sull'affidabilità delle aziende che partecipano ai lotti. La Qui! Group aveva già dei problemi che però non sono venuti fuori attraverso i criteri di selezione".

"I possessori di buoni pasto hanno ormai acquisito un diritto che va tutelato e osservato. Non si può scaricare sul dipendente l'inadempimento della società", scandisce Massimiliano Dona, presidente dell'Unc. "Questo significa che i ticket già in possesso del dipendente vanno in qualche modo indennizzati o sostituiti al più presto con quelli di altre società, considerato che, anche se formalmente possono essere ancora utilizzabili, di fatto non sono più accettati in alcun esercizio" prosegue Dona. "Inoltre, visto che la nuova fornitura di buoni pasto non potrà essere operativa prima di dicembre, andranno trovate forme di compensazione per i mesi da luglio a dicembre" aggiunge il presidente dell'Unione nazionale consumatori che annuncia di aver chiesto "un incontro urgente con il Governo" avvertendo che l'Unc si riserva, "se verranno violati i diritti dei dipendenti, di intraprendere una class action contro la Pubblica amministrazione".

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