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Marchionne, la verità sulla malattia

ECONOMIA
Marchionne, la verità sulla malattia

(Fotogramma)

Dopo giorni di riserbo assoluto, alla fine, è la clinica di Zurigo a rompere la cortina di silenzio sulla malattia di Sergio Marchionne. Sì, l'ex numero uno di Fca "era un paziente dell'Ospedale Universitario di Zurigo". E sì, "da più di un anno si era sottoposto a diverse cure per una grave malattia". Poche parole, affidate a un comunicato, nel quale, 24 ore dopo la morte del manager, l'Universitätsspital conferma per la prima volta che Marchionne era un paziente della struttura. E che durante la degenza "si è fatto ricorso a tutte le possibilità offerte dalla medicina di punta". Marchionne, però "purtroppo è deceduto".

Per rispetto della privacy, i responsabili dell'Ospedale Universitario si erano finora rifiutati di rilasciare qualsiasi dichiarazione sulle condizioni del manager. Dichiarazioni che la stessa Fca, "non è in grado di commentare" come si legge in una nota dell'azienda. "Per motivi di privacy sanitaria - fanno sapere da Fca - la società non aveva conoscenza dei fatti relativi allo stato di salute del dottor Marchionne". E ancora: "La società ha appreso che il dottor Marchionne aveva subito un intervento chirurgico ed ha emesso una dichiarazione al riguardo".

Ecco i fatti: venerdì 20 luglio Fca dice di essere stata informata "dalla famiglia del dottor Marchionne senza alcun dettaglio del serio deterioramento delle sue condizioni e che di conseguenza egli non sarebbe stato in grado di tornare al lavoro". Situazione che sabato 21 luglio porterà il presidente del Gruppo, John Elkann a parlare di "una situazione impensabile" fino a poche ore prima e di "condizioni irreversibili" del manager italiano. "La società ha, quindi, prontamente assunto ed annunciato le necessarie iniziative il giorno seguente", conclude la nota.

Stando alla nota di Fca, quindi, Marchionne non avrebbe reso nota la sua malattia all'azienda. Il gruppo non ne era al corrente. Ma da un anno, Marchionne stava male. Qualche indizio lo aveva dato al 'Corriere della sera' Franzo Grande Stevens, che aveva parlato dell'"incapacità" di Marchionne "di sottrarsi al fumo continuo delle sigarette", sottolineando che da Zurigo ebbe la conferma "che i suoi polmoni erano stati aggrediti". "Capii - aveva detto l'avvocato di Gianni Agnelli - che era vicino alla fine".

Poi, ieri, anche il padre della compagna di Marchionne, Pier Luigi Battezzato, ha confermato che da un anno l'ex numero uno di Fca aveva smesso di fumare. "Sembrava che le sue condizioni di salute stessero migliorando - ha sottolineato -. Lui non si è mai fermato. Era chiaro a tutti che non stesse bene. Il suo fisico si era asciugato e lui era affaticato e respirava con molta fatica. Eppure era sempre in movimento, in viaggio da una parte all'altra del mondo. Ha sempre lavorato e non si è mai tirato indietro di fronte ai suoi impegni".

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