Toninelli: "Autostrade mette soldi ma ponte lo faremo noi"

"Autostrade dovrà risarcire ma non ricostruire. Sarebbe una mancanza di rispetto per le vittime". Lo ribadisce il ministro delle Infrastrutture e i Trasporti Danilo Toninelli ai microfoni di Radio Anch'io. Per questo motivo, aggiunge, il progetto che verrà presentato a breve da Autostrade per la ricostruzione verrà rispedito al mittente: "E' normale che debbano mettere i soldi, è scontato in termini di risarcimento. Ma è anche normale che non siano loro a ricostruire. Ci deve essere il sigillo dello Stato. Loro metteranno i soldi ma il ponte lo ricostruiremo noi".

Poi in un post pubblicato su Facebook, Toninelli scrive: "Stiamo cambiando tutto. Stiamo smontando un sistema ciclopico che sembrava granitico. Un sistema malato, fatto di connivenze, di complicità tra vecchia politica e grandi potentati economici. Un sistema costruito alle spalle e alla faccia dello Stato, dell'interesse pubblico, dei cittadini, della loro sicurezza, del loro comfort, delle loro tasche. Finalmente sono pienamente pubblici, sul sito del mio ministero - annuncia - , tutti i documenti che riguardano le convenzioni da cui scaturiscono le concessioni ai grandi gestori di circa 6mila chilometri di autostrade. Via via li stiamo mettendo in rete in queste ore". Con il Governo del cambiamento, aggiunge, "stiamo togliendo loro la mucca da mungere. La gallina sta smettendo di fare le uova d'oro a beneficio di pochi. La trasparenza è il primo passo. Ma non ci fermeremo qui".

Con la pubblicazione delle convenzioni, degli allegati e dei "tanto discussi Piani economico-finanziari (Pef), in cui si riporta la correlazione (sballata) tra incrementi tariffari e investimenti, il famigerato 'parametro K'" ci si potrà "fare un'idea del rapporto, totalmente sbilanciato a favore dei concessionari, tra pedaggi incassati e interventi realizzati per la manutenzione ordinaria e straordinaria. E ci si renderà davvero conto di come la politica abbia svenduto l'interesse pubblico sull'altare di un capitalismo di relazione che ha alimentato i fatturati dei privati e, dall'altra parte, le casse dei partiti". Tutto ciò, rileva il ministro, "mentre le imprese normali combattono con la burocrazia e magari aspettano sei mesi o persino uno-due anni per i pagamenti da parte della Pubblica amministrazione".

In merito alle concessioni ai grandi gestori di circa 6mila chilometri di autostrade, Toninelli scrive: "Altro che giusta remunerazione del capitale investito. Qui parliamo di colossi, i concessionari, che hanno margini operativi giganteschi rispetto ai fatturati. Roba che possono sognarsi persino le grandi dotcom della Silicon Valley". "Stiamo parlando - spiega il ministro- di infrastrutture che rappresentano monopoli naturali e che sono state gestite da privati alla faccia di ogni sano criterio di concorrenza e di mercato. Stiamo parlando di opere costruite per lo più negli anni '60 e '70, il cui ammortamento (sui costi) si è in gran parte compiuto negli anni '90". Opere sulle quali, oggi, aggiunge Toninelli, "bisognerebbe viaggiare con tariffe molto basse o addirittura gratis, come avviene in grandi Paesi quali Germania o Gran Bretagna (sì, proprio la Gran Bretagna che ha privatizzato tutto, vede le autostrade in mano pubblica)".