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Autostrade, Gamberale: "Separare azionariato da gestione o danni a sistema Italia"

ECONOMIA
Autostrade, Gamberale: Separare azionariato da gestione o danni a sistema Italia

Vito Gamberale (FOTOGRAMMA)

Separare l'azionariato dalla gestione o si rischia di creare danni inutili al sistema Italia. Vito Gamberale, ex amministratore delegato di Autostrade e oggi presidente di Quercus Assets Selection, non ha dubbi nel tratteggiare i rischi che corre il tessuto economico nazionale quando, di fronte a una tragedia come il crollo del ponte Morandi a Genova, si trascina sul banco degli imputati tutto e tutti, a cominciare dall'azionista.

''A prescindere dal giudizio e dalle simpatie che si possono avere per i Benetton, che possono apparire algidi o riservati - sottolinea in unintervista all'AdnKronos - si deve andare sul sito di Atlantia e guardare l'azionariato: Sintonia ha il 30,25%, ma il secondo è Gic con l’8,14%, poi c'e' Tci con il 6,37% e Fondazione Cassa di risparmio di Torino con il 5,06%. Il flottante, pari al 49, 22% è in mano per il 18,4% agli italiani, gli Usa hanno il 26,8%. Ecco, si può dire che Gic o gli italiani che hanno in portafoglio titoli di Atlantia, in quanto azionisti sono responsabili?''.

BENETTON - Certo si può facilmente obiettare che i Benetton hanno il controllo. ''Vero - sottolinea - ma è risaputo che i Benetton sono noti per non entrare nella gestione se sono azionisti. Sono tra le famiglie imprenditoriali che mantengono un ruolo il più distaccato possibile dalla gestione. Usano dare totale autonomia ai manager, l'ho sperimentato personalmente dal '98 al 2006. Diciamo che i Benetton non c'entrano niente con la gestione se fanno gli azionisti. E una cosa è l'azionariato, una cosa è la società. Non a caso la 231 riguarda la società e non l'azionista''.

Ma perché il Paese tenda a un tipo di comportamento che rischia solo di far danni, il manager lo spiega così: ''Perché il Paese ha un'educazione alla distruzione. E non punta a onorare o a glorificarsi per le proprie bandiere, al contrario di Francia e Germania. Occorrerebbe creare un orgoglio nazionale che manca: si sente mai dire che l'Italia ha la migliore alta velocità del mondo? E’ mai stato detto qualcosa della grandezza di Telecom negli anni 70? Oggi io sarei orgoglioso dell'Enel perché è una delle rarissime aziende elettriche presenti in tutto il mondo. Orgoglioso di Fincantieri e di F2i che dal niente, a metà degli anni 2000, ha creato il più grosso fondo europeo infrastrutturale. Io penso che qualcuno dovrebbe sforzarsi di dire siamo orgogliosi''.

MERCATO - Ma non solo per semplice vanto. Difendere l'industria italiana significa, secondo l’ingegnere, difendere quote di mercato, guadagnarne di nuove e quindi salvaguardare posti di lavoro e ricchezza. Sparare dunque ad alzo zero contro un gruppo proprietario ''non fa altro che fare il gioco dei Paesi stranieri. I responsabili delle colpe devono essere individuati, ci mancherebbe, ma i Benetton potevano sapere del ponte? Certo, la mia può sembrare una voce fuori dal coro, però mi sembra che adesso anche i magistrati stiano gestendo la vicenda con grande prudenza''.

Anche perché puntare il dito contro il tessuto economico nazionale ''alla fine rischia di trasformarsi in un boomerang: se si guarda l'azionariato molti di quegli azionisti investono in aziende e concessioni italiane, e come si fa ad attrarre investimenti internazionali se poi siamo i primi a dire al mondo che siamo inaffidabili?''.    

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