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Doppio no alla manovra

ECONOMIA
Doppio no alla manovra

(Fotogramma)

Governo sotto assedio dopo la doppia bocciatura ieri al Def da Bankitalia e dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Luigi Di Maio e Matteo Salvini assicurano che l'esecutivo tira dritto. Parlando davanti a palazzo Chigi dove si è svolto ieri un vertice per discutere della manovra, i vicepremier sottolineano che non torneranno indietro perché questo significherebbe tradire gli italiani. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria fa quadrato difendendo le scelte dell'esecutivo e osservando come il modo di agire del governo sia "coraggioso" e non "irresponsabile". La tensione però resta alta e scoppia anche il caso Savona. Il ministro degli Affari europei, intervenendo a 'Porta a Porta', sembra suggerire una linea più prudente. "Se ci sfugge lo spread, si deve cambiare la manovra" entro fine anno, sottolinea.

Parole che arrivano al termine di una giornata nervosa sui mercati e segnata dal doppio stop alla manovra. Lo scenario tratteggiato ieri dal vice direttore generale della Banca d'Italia Luigi Federico Signorini nell'audizione sulla Nota di aggiornamento al Def davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato sgonfia infatti le aspettative prefigurate dal governo giallo-verde. Secondo l'analisi reddito, pensioni di cittadinanza e flat tax avrebbero effetti "modesti" sulla crescita. Idem la neutralizzazione dei rialzi Iva. Il tutto in un contesto di tensioni sui mercati che impatta famiglie e imprese imponendo "chiarezza e certezza" sulla strategia di riduzione del debito pubblico.

L'altra bocciatura arriva dall'Ufficio parlamentare di bilancio che non valida le stime per il prossimo anno contenute nella nota di aggiornamento al Def. Come spiega il presidente dell'Upb, Giuseppe Pisauro, in audizione davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, "i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico, rispetto alle stime elaborate dal panel dei previsori, rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5%) sia di quello nominale (+3,1% nel 2019), variabile quest'ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica". "I disallineamenti che inducono un giudizio negativo riguardano, in ultima analisi, la dimensione, ma non il segno, dell'impatto della manovra sul quadro macroeconomico", aggiunge Pisauro.

"Vanno ricordati - continua - i forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019 alla luce di alcuni fattori", tra cui "le deboli tendenze congiunturali di breve termine". Secondo Pisauro, inoltre, peserebbe "la possibilità che nelle attese degli operatori di mercato lo stimolo di domanda ingenerato dall'espansione dell'indebitamento venga limitato dal contestuale aumento delle turbolenze finanziarie". Giudizi netti sia quello di Bankitalia sia quello dell'Upb con cui il governo, intenzionato a tirare dritto, dovrà fare i conti.

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