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Altomonte, nessuno scossone da taglio S&P ma Italia stia allerta

Restano rischi su debito e crescita, se Bce deludesse attese su Qe tutti i nodi verrebbero al pettine

FINANZA
Altomonte, nessuno scossone da taglio S&P ma Italia stia allerta

(Foto Infophoto)

Nessuno scossone imminente sui mercati dopo il declassamento dell'Italia da parte di Standard & Poor's perché oggi a condizionarne l'andamento non sono le agenzie di rating ma le banche centrali. L'italia però stia in allerta perché il cordone sanitario creato dalla Bce potrebbe deludere le attese. E' questo il messaggio di Carlo Altomonte, docente di Economia dell'integrazione europea alla Bocconi, all'indomani della decisione dell'agenzia di rating di tagliare il giudizio sovrano sul Belpaese ad un passo dal livello 'spazzatura', BBB- dal precedente BBB.

"Standard & Poor's - spiega all'Adnkronos l'economista - sta certificando una cosa nota e cioè che la ripresa in Italia non sta andando bene e ci sono ancora dei rischi per la sostenibilità del debito pubblico e per la crescita". Nonostante questo, aggiunge, "le Borse vanno bene e lo spread è compresso al massimo perché ci sono le promesse di Qe da parte della Bce". Di conseguenza, sottolinea ancora, "questa settimana non dovrebbero esserci scossoni perché in questa fase non sono le agenzie di rating a fare il mercato ma le banche centrali".

Ma questo non vuol dire che il paese sia al riparo. "Il problema - osserva Altomonte - è che se la Bce dovesse in qualche modo deludere le aspettative e a gennaio facesse un Qe meno ampio delle attese o senza l'acquisto diretto dei titoli di stato, probabilità che io vedo al 50% per via dei vincoli giuridici legati al mandato ad esempio, allora si rischiano scossoni importanti perché tutti i nodi verrebbero al pettine". Quindi, avverte, "bisogna essere attenti e prudenti, perché in questa fase si vive sull'onda di una scommessa che potrebbe andare male o di un illusione che potrebbe essere disattesa". Ecco perché il taglio del rating da S&P è "un campanello d'allarme che segnala che i mercati vivono una situazione che non rappresenta la realtà perché 'viziata' dalle misure di stimolo delle banche centrali".

Allora il governo che strada dovrebbe seguire? "E' necessario accelerare le riforme ed evitare di diluirle in sede di decreti attuativi". Un percorso questo che lo metterebbe al sicuro sui mercati e sul fronte Ue perché se Renzi "imboccasse una strada credibile di riforme aggredendo i temi annosi, della giustizia, della pa o della spesa pubblica", allora rassicurerebbe i mercati ma anche la Ue e "con il deficit - conclude Altomonte - potrebbe fare quello che vuole", pure sforare il tetto del 3%.

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