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Sindrome cinese sui mercati, Borsa Milano in rosso con le europee

FINANZA
Sindrome cinese sui mercati, Borsa Milano in rosso con le europee

La Cina continua a spaventare i mercati, inclusa la Borsa di Milano, che reagiscono con ondate di vendite al processo di svalutazione dello yuan avviato ieri dalla Banca del Popolo della Cina e continuato oggi. Stamani la Pboc, dopo aver svalutato ieri lo yuan in una misura che non si vedeva da decenni per sostenere le esportazioni, ha deprezzato ancora la valuta dell'1,6% nel cambio con il dollaro. La mossa della Banca centrale punta a sostenere le esportazioni della Repubblica Popolare.

In più i dati cinesi sulla produzione industriale e sulle vendite al dettaglio in luglio hanno deluso, rinfocolando le preoccupazioni per lo stato dell'economia del colosso asiatico. Le Borse hanno reagito vendendo a piene mani: l'Euro Stoxx 50, indice delle blue chips dell'Eurozona, ha perso il 3,21%. Particolarmente colpite ovunque, anche oggi, l'auto e il settore del lusso.

Alla Borsa di Milano l'indice guida Ftse Mib ha lasciato sul parterre il 2,96% a 22.997,55 punti, mentre l'indice generale All Share cede il 2,88% a 24.655 punti. Notevoli i volumi, per 3,86 mld di euro di controvalore, rispetto a 2,46 mld ieri, ancora di più per una giornata di metà agosto, periodo in cui gli scambi tendono a rarefarsi. Su 337 titoli in negoziazione, solo 33 hanno chiuso in rialzo, ben 292 in calo e 12 invariati.

In rosso anche le altre piazze europee: ad Amsterdam Aex 477,42 punti (-3,43%); a Parigi Cac 4.925 (-3,4%); a Francoforte Dax 10.924 (-3,27%); a Bruxelles Bel 20 3.637 (-3,03%); a Zurigo Smi 9.183,88 punti (-2,55%); a Madrid Ibex 10.880 punti (-2,44%); a Londra Ftse 6.571 punti (-1,4%). In calo Wall Street, con il Dow e il Nasdaq che perdono oltre l'1%.

La decisione della Pboc ha avuto ripercussioni importanti sul mercato valutario, dove il cambio euro/dollaro, spiega Filippo Diodovich, market strategist di Ig, un broker specializzato nel forex, "è salito fino a toccare e superare quota 1,12, con un guadagno giornaliero pari a quasi 2 figure. L’elemento trainante non è la forza dell’euro (prossimo il deal in Grecia ma molto deludente la produzione industriale di Eurolandia di giugno), ma la marcata debolezza del biglietto verde".

Molti investitori, continua Diodovich, "hanno venduto dollari nella convinzione che le recenti mosse della Pboc, la banca centrale cinese, abbiano cambiato le carte in tavola dinanzi ai membri della Fed. Lo stesso presidente della Fed di New York, William Dudley, ha espressamente affermato come le misure di svalutazione dello yuan da parte dell’istituto centrale della Repubblica Popolare avranno ripercussioni pesanti su tutte le piazze finanziarie a livello globale".

"Le attese degli operatori su un prossimo rialzo dei tassi d’interesse già a settembre - continua Diodovich - si sono così ridotte notevolmente, portando il Dollar Index (paniere che misura la forza del dollaro rispetto alle principali divise internazionali) a scendere da 97,50 punti a 96,30 punti circa, un ribasso che non si vedeva da fine giugno".

"Nel suo atteggiamento macro-oriented - aggiunge lo strategist - la Federal Reserve dovrà assolutamente tenere conto delle conseguenze sull’economia americana delle scelte di politica monetaria della banca centrale cinese. Sarà ora importante verificare la crescita dei prezzi al consumo (dato che sarà pubblicato mercoledì 19 agosto) e i temi che saranno discussi dai banchieri centrali al Simposio di Jackson Hole nel Wyoming".

"Restiamo convinti che, nonostante le dichiarazioni di qualche membro pro-rialzo (Lacker e Lockhart), la commissione operativa della Fed, il Fomc (dominato al momento da membri votanti 'dovish'), difficilmente possa rialzare i tassi già a settembre, soprattutto con il livello dei prezzi degli energetici ancora su livelli così bassi. Riteniamo più probabile un rialzo nel mese di dicembre di 25 punti base portando il livello del costo del denaro a fine anno allo 0,50%", conclude lo strategist.

L'euro oggi alla rilevazione della Bce è salito a 1,1155 dollari, da 1,1055 dollari ieri. L'oro al London Bullion Market al fixing pomeridiano è salito a 1.119 dollari l'oncia, da 1.116,8 dollari stamani. Il future più scambiato sul Wti, il petrolio di riferimento americano, con consegna a settembre al Nymex quota piatto, in calo di un centesimo di dollaro rispetto alla chiusura, a 43,07 dollari al barile.

In piazza Affari vendute auto (-4,66%), beni di consumo (-4,31%), beni per la persona e la famiglia (-4,26%), tecnologici (-3,99%). Sopra la parità solo risorse di base (+0,41%) e materiali di base (+0,37%).

Sul Ftse Mib forte correzione per Fca (-6,46%), che sconta la debolezza del settore dopo la mossa della Pboc: a Francoforte Bmw -3,72%, Daimler -4,87%, Volkswagen -3,26%; a Parigi Renault -3,87%, Peugeot -4,94%; a New York General Motors perde l'1,97%.

Prysmian (-5,14%) storna dopo aver toccato massimi pluriennali nelle scorse sedute. Debole il lusso, in particolare Ferragamo (-4,91%), e Luxottica (-4,95%), in rosso anche ieri. In calo Mps (-4,79%). Sopra la parità Tenaris (+0,42%) e Snam (+0,4%).

Sull'All Share in verde Zucchi (+3,2%), in rosso Reply (-6,68%), maglia nera della Borsa di Milano.

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