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Riparte conversione bond Mps. Esperti, 'agite in base agli altri'

FINANZA
Riparte conversione bond Mps. Esperti, 'agite in base agli altri'

BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Attendere di vedere "quello che fanno gli altri", in una sorta di teoria dei giochi, tenendo presente che "non c'è una ricetta giusta" e che nessuno sa con certezza come potrà andare a finire il salvataggio di Mps. All'occorrenza, se i propri risparmi sono tutti investiti in un bond subordinato, rivolgersi a un legale e riflettere bene prima di convertirli in azioni. Sono i consigli di alcuni esperti di gestione dei rischi e avvocati contattati dall'Adnkronos alla luce della ri-apertura dell'offerta di conversione dei bond subordinati che allargherà la platea ai 40mila risparmiatori che hanno sottoscritto un bond da oltre 2 miliardi di euro.

Marco Ramadori, presidente e avvocato del Codacons, sottolinea come innanzitutto sia necessario "tutelarsi con una consulenza giuridica" nel caso in cui, al momento dell'investimento in un bond subordinato, ci siano state "pressioni" oppure il sottoscrittore si sia sentito "truffato con informazioni sbagliate". Diversa è la situazione di chi era consapevole del rischio. In questo caso, secondo Raffaele Zenti, tra i fondatori di Advise Only, esperto di finanza e di gestione dei rischi, ci sono tre strade. Prima di tutto, "si può vendere il bond sul mercato, ai prezzi attuali, se si trova un compratore: le condizioni commerciali non sono male".

Poi, si può convertire o non convertire in base a diverse strade. "C'è un pubblico ampio - spiega Zenti - che ha comprato allo sportello ai tempi dell'emissione con una discreta quantità di risparmi, e la sua scelta potrebbe dipendere da quello che fanno gli altri, sia i portatori di bond che gli investitori: per questo - sostiene - ha senso usare la teoria dei giochi. Se uno converte e il grosso del mercato converte, c'è un effetto positivo sul titolo: una conversione in massa - precisa - è un buon segnale e c'è la possibilità che la storia dell'investimento prosegua bene, anche in vista dell'arrivo di un anchor investor".

Quanto raccolto nella prima fase della conversione dei bond, poco più di un miliardo di euro, è stato "sicuramente un indizio positivo" per il futuro della banca senese, ritiene il gestore, che è anche docente di un master all'Università di Torino. Chi converte il bond, però, diventa azionista, acquisendo uno status dalle minori tutele. "Se - spiega sempre Zenti - divento uno dei pochi che converte e il mercato rimane debole sul Monte dei Paschi, la mia condizione peggiora. Fintanto che sono un piccolo obbligazionista, posso sperare di avere una forma di tutela e che, in caso di bail in, la Banca d'Italia abbia un occhio di riguardo nei miei confronti. Nel momento in cui converto, la situazione diventa più difficile".

Diverso è il discorso se l'obbligazionista sceglie di non convertire a dispetto del mercato: "In questo caso, se il grosso del mercato converte, chi resta obbligazionista è in una buona posizione: c'è un futuro per il Monte dei Paschi e potrà vedere quasi sicuramente il rimborso del titolo".

Se gli altri obbligazionisti non convertono e anche il mercato è riluttante, "per lo meno chi ha mantenuto lo status di obbligazionista può sperare di avere una tutela. Se fossi un obbligazionista che ha il grosso del suo patrimonio investito in bond subordinati del Monte dei Paschi, io - dice Zenti - non convertirei: aspetterei di vedere cosa succede. Cercherei di far valere il mio status di piccolo azionista e, nel caso peggiore, spererei che Bankitalia in futuro mi garantisse un ristoro".

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