Bpvi-Veneto Banca: azionisti sul piede di guerra, Italia fatti sentire

Sul dossier banche venete deve intervenire il governo e mandare un messaggio chiaro alle autorità europee o si rischia di danneggiare ulteriormente chi ha scommesso sul nuovo corso degli istituti e potrebbe ora ritrovarsi nuovamente bruciato.

A pochi giorni dalla richiesta targata Europa di un altro miliardo da iniettare nell'operazione salvezza di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, l'associazione degli azionisti di Veneto Banca, scioltasi lo scorso febbraio è pronta a tornare e a intervenire, avvertendo che lo stillicidio di imposizioni ''al rialzo'' sta vanificando qualsiasi possibilità di rilancio.

''In una situazione come questa -dice il componente del consiglio direttivo Leonardo Ancona all'Adnkronos- l'unico risultato che le autorità stanno ottenendo è che la gente continua a portarsi via i soldi e la fiducia nelle banche da parte del territorio è minata. Stiamo assistendo a comportamenti folli delle autorità europee che, mi viene il dubbio, forse non conoscono bene il mercato''.

Il percorso del rilancio dei due istituti destinati alla fusione passa dalla ricapitalizzazione precauzionale: 6,4 miliardi, ai quali però c'è da aggiungere un'altro miliardo che deve essere cercato sul mercato privato, chiesto dall'Ue. ''Qualcuno in Europa -dice- dovrebbe chiedersi come sia possibile trovare un imprenditore, o un soggetto privato pronto a metterci anche solo 20 mila euro. Io personalmente ne ho persi 600 mila e invece si stare a casa sono costretto a lavorare se non voglio abbassare il tenore di vita. E questi signori ora pretendono pure altri soldi dai privati''.

Da qui l'appello alla politica italiana, al sistema Italia e al governo: ''i nostri non riescono a entrare nella partita, ma in Europa devono farsi sentire. Il governo deve intervenire perchè con tutte le risorse che sono già state bruciate è assurdo ora provare a cercare un privato. E se si riesce a trovare il cavaliere bianco e poi in Europa dicono che serve un altro sforzo che si fa? Si va dietro alla nuova richiesta?''.

Il miliardo si aggiunge ai 3,5 mld già pompati dal fondo Atlante. Tra le ipotesi c'è quella del Fondo interbancario di tutela dei depositi. L'associazione è scettica: ''con tutte le risorse già bruciate -sottolinea- trovare qualcuno sarà veramente dura. Si faceva prima a mettere la banca in risoluzione. Era più conveniente''.