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Ligresti intimano a Mediobanca e Nagel di pagare 60 milioni di euro

FINANZA
Ligresti intimano a Mediobanca e Nagel di pagare 60 milioni di euro

Salvatore Ligresti entra in Mediobanca

I Ligresti battono cassa e intimano a Mediobanca e all'amministratore delegato Alberto Nagel di risarcire tutti i danni - circa 60 milioni di euro - per non aver rispettato le promesse contenute nel 'papello', il documento contenente i desiderata della famiglia finita al centro dell'inchiesta Fonsai. Con una raccomandata, visionata dall'Adnkronos, inviata da Giulia e Jonella Ligresti, le due figlie dell'Ingegnere 'interrompono' la prescrizione e tornano a chiedere l'adempimento degli impegni firmati il 17 maggio 2012, tra cui "45 milioni netti per il 30% di Premafin", uffici, vacanze, "700mila euro all'anno per 5 anni a testa".

Nella missiva del 9 maggio scorso di nove pagine, spedita nella sede di piazzetta Cuccia e a casa Nagel, si ripercorrono le tappe che hanno portato alla firma dei due fogli aventi come intestazione 'Accordi tra Famiglia e Nagel Pagliaro Cimbri Ghizzoni'. Sebbene siglato dall'ad di Mediobanca e Salvatore Ligresti, Ugf e Unicredit hanno "un ruolo tutt'altro che marginale nella vicenda che ha portato alla redazione del papello" che risponde, si legge "a una specifica esigenza" all'interno dell'operazione, senza Opa, che porta alla fusione del gruppo Unipol con la galassia Ligresti.

Per Giulia e Jonella, Nagel ha sottoscritto il documento "non certo come gesto di disponibilità" o per "compatimento" verso l'Ingegnere, ma per portare a termine l'operazione che a Mediobanca "stava a cuore per 'salvare' i proprio crediti (e con essi Nagel avrebbe salvato il proprio prestigio)". Il 'papello' resta lettera morta. Giulia e Jonella Ligresti lamentano "perdite patrimoniali: i compensi, le buone uscite e il valore degli altri benefici" indicati nel documento a cui si aggiunge "il danno morale e d'immagine" quantificabile nella somma di "7 milioni di euro ciascuna".

Ora le due sorelle Ligresti intimano a Mediobanca e personalmente a Nagel "nella misura in cui affermasse di non aver avuto i poteri di obbligare Mediobanca, di risarcire i danni derivanti dall'inadempimento dell'impegno riguardante la liquidazione delle azioni, come pure tutti i danni patiti e patiendi in conseguenza dell'adempimento degli altri obblighi assunti con il papello", anche nell'ipotesi in cui non lo si volesse qualificare come un contratto, ma come lettera d'intenti. Una richiesta che Mediobanca respinge al mittente perché non fondata.

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