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Carige, piano da 1 mld per tornare in utile

Conversione bond in due fasi, 'operazione è necessaria, confidiamo nei bondholder'

FINANZA
Carige, piano da 1 mld per tornare in utile

Tutti i tasselli sono ugualmente "fondamentali" e "devono andare in buca" per rimettere Carige al livello dei suoi concorrenti e riportarla all'utile già nel 2018. L'amministratore delegato Paolo Fiorentino e il cfo Andrea Soro hanno presentato alla stampa e alla comunità finanziaria "un piano difficile, con numeri sfidanti", ma entrambi sono fiduciosi di potercela fare.

"Non siamo avventurieri", ha detto il manager, arrivato in Carige a giugno ma con un lungo passato in Unicredit. Dalla loro, c'è sicuramente un clima migliorato sui mercati con la messa in sicurezza delle due banche venete e di Monte dei Paschi.

Il rafforzamento patrimoniale, alla fine, è da oltre un miliardo di euro. Dalla conversione dei bond subordinati in titoli senior e dalla cessione di asset, il management si aspetta circa 480 mln di capitale fresco. L'aumento in equity che (salvo sorprese) avverrà con diritto di opzione per gli attuali azionisti ammonterà a 500 mln, con un'eventuale tranche di 60 mln dalla conversione dei bond riservata agli investitori istituzionali che hanno partecipato alla prima operazione.

La tempistica prevede le operazioni sui bond ad ottobre e l'aumento entro dicembre, con il lancio dell'operazione previsto per i primi di novembre. Per le cessioni c'è più tempo, fino al primo semestre 2018.

Il confronto con la Bce "è continuo, quotidiano: ci impongono di fare questa operazione entro la fine dell'anno", ha spiegato Soro, che altrimenti avrebbe potuto ragionare su tempistiche un po' meno strette. La 'pulizia' sulla qualità dell'attivo porterà Carige a uno stock di crediti deteriorati inferiore del 54% già dal prossimo anno. I non performing passeranno dai 7,3 miliardi di fine 2016 ai 3,1 miliardi a fine piano.

"Siamo fiduciosi nelle possibilità di rilancio della banca, naturalmente a certe condizioni, alcune anche dolorose", ha sottolineato Fiorentino. Tra queste, la chiusura di 121 filiali e l'uscita di circa mille dipendenti, anche se tutti su base volontaria e con il ricorso al fondo di solidarietà. La riduzione dei costi operativi è del 23%. La logica industriale del rilancio è quella di ri-focalizzarsi su una base di clienti composta principalmente da famiglie e piccole medie imprese, puntando sulle regioni - poche ma buone - a maggior pil pro-capite, dove la banca è già presente, come Liguria, Lombardia, Toscana e Sicilia.

"Non vogliamo ripetere gli errori del passato", è il mantra. Fiorentino ha citato, ad esempio, "la zavorra del large corporate" che, "pur valendo il 2% del margine di intermediazione ha creato tutti i problemi".

Vittorio Malacalza, vice presidente e maggior azionista di Carige con la sua holding di investimenti, era in Borsa ad ascoltare Fiorentino. Del piano "sono convinto per definizione, se no non sarei qui", ha detto ai cronisti, non sbilanciandosi sulla sottoscrizione dell'aumento di capitale ("questo è un altro discorso"). Di recuperare i soldi investiti, "non me ne frega niente, questa è l'ultima cosa: bisogna recuperare Carige".

La sua richiesta di procedere esclusivamente con un aumento di capitale scindibile con diritto di opzione "non ha provocato shock nelle relazioni in cda", già ampiamente d'accordo sulla tipologia di aumento, ha precisato l'ad in conferenza stampa. L'incognita più grande, ora, è capire cosa faranno i fondi (e Generali) delle loro obbligazioni subordinate Carige.

Su un rafforzamento patrimoniale complessivo da oltre un miliardo, infatti, le operazioni sui bond pesano per oltre un quarto. "La conversione è un'operazione necessaria, non sufficiente ma necessaria", ci ha tenuto a dire il cfo Soro. "Noi auspichiamo e riteniamo che anche i bondholder si faranno carico della responsabilità del processo di rafforzamento patrimoniale che dobbiamo affrontare".

Non ci sarebbe, a oggi, un piano B se l'offerta sui bond, primo tassello prima dell'aumento, non dovesse ottenere un buon riscontro. "Abbiamo fiducia nel piano e nel fatto che porteremo a casa il primo step. In caso contrario, dovremmo rimettere mano al piano ma la consideriamo un'ipotesi fortemente residuale", ha precisato Fiorentino, annunciando la possibilità di una nuova emissione obbligazionaria da 180 milioni di euro nel 2018. Incentivi o 'sconti' per la conversione in titoli senior non sono stati svelati.

"L'incentivo è il piano", ha detto Fiorentino, insieme a un dividendo che per ora non è previsto ma che potrebbe essere "discusso con la Bce, qualora arrivassero risultati positivi dal piano".

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