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Carige taglia 1.000 dipendenti e chiude 121 filiali

FINANZA
Carige taglia 1.000 dipendenti e chiude 121 filiali

(Foto Fotogramma)

Chiusura di 121 filiali e uscita di circa mille dipendenti. Rafforzamento patrimoniale di oltre un miliardo di euro, ritorno all'utile nel 2018 e dimezzamento dello stock di crediti deteriorati alla fine del prossimo anno. Sono alcuni dei punti previsti dal piano industriale al 2020 di Banca Carige, presentato oggi al mercato. La banca genovese prevede nell'arco del piano una riduzione dei costi operativi del 23% a fine periodo: il numero delle filiali sarà ridotto dalle 576 di fine 2016 a 455 del 2020 e il numero dei dipendenti dell'istituto scenderà da 4.873 a circa 3.900.

"Siamo fiduciosi nelle possibilità di rilancio della banca, naturalmente a certe condizioni, alcune anche dolorose", ha commentato Paolo Fiorentino, amministratore delegato di Banca Carige. L'istituto punta a un rafforzamento patrimoniale di oltre un miliardo di euro, realizzato attraverso l'aumento di capitale da 560 milioni di euro (500 milioni più un'eventuale tranche di 60 milioni) e altri 480 milioni dall'operazione di Lme, la conversione di bond subordinati, e dalla cessione di asset. "Siamo confidenti che tutte le tre azioni di rafforzamento vadano in buca", ha aggiunto Fiorentino.

La conversione dei bond subordinati di Banca Carige avverrà entro la fine di ottobre. A dicembre, invece, ci sarà il closing dell'aumento di capitale da 560 milioni di euro, mentre l'esecuzione effettiva delle cessioni arriverà fino al primo semestre 2018 al massimo. "Sono cifre sfidanti, è un piano difficile, ma ci pone in una logica industriale", ha continuato il ceo della banca.

Le non performing exposure saranno ridotte del 54% a fine 2018 e del 58% al 2020, con lo stock complessivo delle Npe che dovrebbe ridursi dai 7,3 miliardi di euro della fine dello scorso esercizio a 3,4 miliardi nel 2018 e 3,1 miliardi nel 2020, al di sotto dei limiti richiesti dalla Bce. La riduzione dello stock di Npe sarà accompagnato da una strategia di de-risking e de-leveraging, insieme a un rafforzamento ulteriore della gestione sui nuovi impieghi. La nuova strategia di riduzione dei crediti deteriorati prevede, oltre alla cessione di un portafoglio di sofferenze di circa 940 milioni finalizzata lo scorso agosto, una nuova cessione, già in fase avanzata, di sofferenze per circa 1,4 miliardi di euro, la cessione di 500 milioni di posizioni classificate come inadempienze probabili e la cessione della piattaforma Npl a un operatore terzo specializzato.

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