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Banche Venete, 'ora la politica si impegni per gli ex soci'

'Prospettive liquidazione incerte, serve legge per destinare importo multe Consob a chi fu truffato'

FINANZA
Banche Venete, 'ora la politica si impegni per gli ex soci'

Con le ultime sanzioni di Consob e Bce, le prospettive della liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e Popolare di Vicenza "si sono fatte piuttosto pessimistiche", mentre su tutta la vicenda è scesa una coltre di "incertezza" che rischia, con l'ipotesi di maxi cause contro authority come Banca d'Italia, di "ingolfare gli uffici giudiziari", senza esiti certi. A sostenerlo è Massimo Vaccari, il giudice del Tribunale di Verona che ha definito un processo a carico di Bpvi, condannandola a risarcire una cliente pensionata. Nei mesi successivi, si è interessato anche delle ricadute economiche e sociali sugli ex azionisti.

"Su questo - dice all'Adnkronos - è mancato ancora un preciso impegno della politica". A fronte della sospensione delle cause civili pendenti, che è uno degli effetti della liquidazione, oggi per un risparmiatore 'azzerato' - e sono circa 80mila quelli che ancora potrebbero rivalersi sulle due banche - l'unica strada è quella dell'insinuazione al passivo della procedura di liquidazione. "Il fatto è - spiega - che c'è il credito privilegiato dello Stato che ha finanziato l'operazione di Intesa Sp. Quindi le prospettive di recupero per gli altri sono molte remote". E lo stesso Stato, che ha qualche chance in più, "ha prospettive incerte".

Le soluzioni che il giudice ipotizza sono "norme ad hoc" per far sì che "parte del ricavato o l'intero ricavato delle sanzioni comminate da Consob e Bce (sono in tutto oltre 25 milioni di euro, ndr) sia destinato a ristorare i soci investitori"; insieme a questo, si potrebbe "prevedere una camera di conciliazione che consenta di accertare in tempi rapidi eventuali diritti di risarcimento del danno subito, distinguendo le posizioni, magari il pensionato e la casalinga non adeguatamente informati su loro investimento da chi ha provato a lucrarci". Per tutto questo, però, "serve una legge".

Sulla base di esperienze precedenti, una camera di conciliazione "potrebbe essere costituita ex novo oppure si potrebbe affidare all'arbitro per le controversie finanziarie", ovvero la struttura della Consob che ha già ricevuto i ricorsi degli azionisti storici e ha deciso recentemente di dichiarare inammissibili quelli arrivati dopo il 19 luglio, quando alle due banche è stata revocata da Bce la licenza bancaria.

Quanto alle cause contro Bankitalia o Consob, "non mi risulta che siano ancora partite: molti stanno aspettando di vedere come evolverà il processo penale (è di ieri la richiesta di rinvio a giudizio per l'ex patron di Bpvi Gianni Zonin, ndr) per vedere se da lì possano arrivare elementi a sostegno di una causa di questo tipo", aggiunge.

Il bandolo della matassa, però, è ancora in mano alla politica. "Ci vorrebbe - afferma Vaccari - che qualcuno si mettesse d'impegno per risolvere questa incertezza, senza boutade elettorali". Infatti, secondo il giudice, non sta in piedi la giustificazione per cui si è trattato comunque di capitale di rischio investito con consapevolezza dei rischi.

"Certo - ammette - non è giusto dire che tutti sono stati truffati, ma non è corretta l'assimilazione tra chi opera in Borsa , e quindi rischia il suo capitale in un mercato regolamentato, a chi ha investito il suo capitale in azioni illiquide di banche popolari che auto-determinavano il prezzo delle loro azioni".

A maggior ragione dopo che la Consob "ha equiparato queste azioni agli swap, contratti sui derivati con un elemento di pericolosità in più". In questa situazione di incertezza e "a tratti di disperazione", c'è chi ha già prospettato in giudizio l'illegittimità costituzionale del decreto legge sulla liquidazione coatta amministrativa: "Il rischio è che si provino tutte le strade con iniziative non ben meditate che avrebbero conseguenze negative, tra cui quella di provocare l'ingolfamento degli uffici giudiziari".

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