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Unicredit, nuova governance: abolito tetto voto al 5%

FINANZA
Unicredit, nuova governance: abolito tetto voto al 5%

Via libera degli azionisti di Unicredit alle modifiche della governance della banca. I soci dell'istituto di credito, riuniti per la prima volta a Milano nella nuova sede di piazza Gae Aulenti, hanno approvato con i voti favorevoli di oltre il 98% del capitale presente alcune importanti variazioni dello statuto sociale: la facoltà del consiglio di amministrazione di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo del cda, l'incremento del numero di amministratori indicati dalla lista di minoranza e l'abolizione del limite del 5% all’esercizio del diritto di voto. Gli azionisti hanno inoltre approvato nella sessione straordinaria la conversione delle azioni di risparmio in azioni ordinarie e il trasferimento della sede sociale da Roma a Milano e, nella parte ordinaria, l'integrazione del collegio sindacale. In assemblea si è presentato il 62,23% del capitale della banca, con la grande maggioranza del capitale presente che ha partecipato per delega. Un effetto anche dell’incremento della quota in mano agli investitori esteri, passata dal 65% prima dell’aumento di capitale da 13 miliardi di euro al 75%. Nessuna variazione dalla lettura del libro soci sugli azionisti con una quota superiore al 3%: gli statunitensi di Capital Research detengono il 5,072% e gli emiratini di Aabar il 5,038%.

Soddisfatto il management della banca, a cominciare dal presidente Giuseppe Vita, che da aprile sarà sostituito da Fabrizio Saccomanni, già cooptato in cda. Unicredit "sta andando bene. Il sole splende su Unicredit. Le cose vanno bene, meglio che in passato", ha detto Vita. "Il mercato sta premiando quanto stiamo facendo. Da inizio anno abbiamo guadagnato in borsa il 25%", contro il 19% dell’indice delle banche italiane e il 6% di quelle europee. Vita ha sottolineato che i risultati di Unicredit nei primi nove mesi dell’anno "testimoniano che stiamo percorrendo la strada tracciata, in linea, anzi forse un po’ più velocemente, con i nostri piani". E anche se "siamo consapevoli che siamo solo all’inizio del cammino, siamo fiduciosi per il futuro", anche per la crescita economica che "finalmente sembra consolidarsi sia in Europa sia in Italia". Il presidente dell'istituto ha spiegato che l’obiettivo delle modifiche allo statuto è di "fare di Unicredit una banca più efficiente, più flessibile e più redditizia, capace di cogliere ogni opportunità di creazione di valore per tutti gli stakeholder".

In particolare i punti all’ordine del giorno della parte straordinaria dell’assemblea "sono diretti principalmente a migliorare e semplificare la struttura di governance di Unicredit e rispondono alle richieste del mercato internazionale". E proprio l'abolizione del limite del 5% all'esercizio del diritto di voto, una clausola antiscalata voluta dalle Fondazioni quando pesavano nell'azionariato della banca, dovrebbe piacere agli investitori internazionali, che potranno superare il tetto rimosso oggi. E sulle partecipazioni della banca il direttore generale Gianni Franco Papa, rispondendo alle domande degli azionisti, ha detto che "ad oggi non è prevista la cessione della partecipazione in Mediobanca nel breve termine", che ammonta all'8,5%. Ma, ha precisato, "tutte le attività del gruppo, compresa la partecipazione in Mediobanca, sono soggette ad attenta e disciplinata gestione del capitale e ogni possibilità di generazione di valore incrementale viene valutata di continuo".

Nel corso dell'assemblea alcuni piccoli azionisti, particolarmente agguerriti, sono intervenuti più volte per criticare le modifiche statutarie proposte e l'operato del manager. Ma anche per attaccare la carriera militare dell'amministratore delegato, il francese Jean Pierre Mustier, la sua nazionalità e la presunta 'conquista' francese della banca. Attacchi che hanno innervosito il presidente di Cariverona, Alessandro Mazzucco. Intervenuto a sua volta, Mazzucco ha definito le accuse all'ad "totalmente gratuite e fuori luogo. Le persone non si valutano in base a se sono francesi o italiane, se sono militari o no, ma sui fatti".

A intervenire all'assise dei soci anche Carlo Sibilia, parlamentare del Movimento 5 Stelle e membro della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Sibilia ha definito Saccomanni "il totem delle porte girevoli. E’ stato alla Banca d’Italia, è stato ministro e adesso viene qui a Unicredit. Sono situazioni che oggi ci troviamo a dover affrontare nella commissione d’inchiesta sulle banche". Inoltre la sostituzione di Fabrizio Palenzona con Saccomanni in cda ha ricordato "una partita di calcio. Bene che sia andato via il precedente, ma male le modalità".

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