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Intesa Sanpaolo, nel piano al 2021 utile netto di 6 miliardi

FINANZA
Intesa Sanpaolo, nel piano al 2021 utile netto di 6 miliardi

Un utile netto di 6 miliardi di euro nel 2021, con un aumento medio annuo del 12%. Dividendi cash con un payout ratio dell’85% nel 201 8 e del 70% nel 2021. Crediti deteriorati dimezzati da 22,5 miliardi di euro a 12,1 miliardi al netto delle rettifiche in quattro anni. Crescita nel settore assicurativo danni e nel risparmio gestito, anche attraverso partnership con grandi gruppi internazionali. Sono alcuni degli obiettivi del nuovo piano d'impresa 2018-2021 di Intesa Sanpaolo, presentato oggi al mercato. Un piano, ha spiegato alla comunità finanziaria il consigliere delegato della banca, Carlo Messina, che apre "una nuova storia di crescita" per "conquistare la leadership in Europa" e che, essendo basato su "previsioni prudenti", permetterà di raggiungere e "superare gli obiettivi annunciati oggi".

Nel corso del periodo del piano Intesa Sanpaolo punta su un forte aumento della redditività, con un risultato corrente lordo di 9,5 miliardi di euro a fine piano, in aumento medio del 13,5% annuo, un risultato della gestione operativa di 11,4 miliardi (+9,1% l'anno) e proventi operativi netti di 20,8 miliardi. Inoltre il gruppo prevede interessi netti in aumento da 7,4 miliardi a 8,3 miliardi e commissioni nette in crescita da 8,1 miliardi a 10 miliardi nel 2021. Quanto alla redditività il Rote della banca si attesterà al 14,6% nel 2021 dal 9,3% nel 2017, il Roe salirà al 12,4% a fine piano dal 7,9% e il Common Equity Tier 1 ratio dovrebbe attestarsi al 13,1%.

L'istituto prevede di dimezzare i propri crediti deteriorati nel 2021 a 26,4 miliardi al lordo delle rettifiche dai 52,1 miliardi nel 2017 e a 12,1 miliardi al netto delle rettifiche. L’attività di de-risking sarà effettuata "senza costi per gli azionisti", ha sottolineato Messina, e al termine la banca avrà un capitale in eccesso di 10 miliardi di euro. Il ceo della banca si è detto "completamente in disaccordo con il metodo" con cui la Bce prevede di chiedere la riduzione dello stock di Npl delle banche europee, anche se "d’accordo con l’obiettivo". Per Messina l'attenzione del regolatore sui crediti deteriorati è "esagerata" e dovrebbe essere rivolta agli asset illiquidi presenti nei sistemi bancari di altri Paesi. "Noi stiamo facendo i nostri compiti, ma ora è tempo che sia fatto lo stesso lavoro per Francia e Germania e per gli altri player sul mercato", ha detto.

La banca prevede inoltre una forte riduzione dei costi, con circa 1,5 miliardi di euro di risparmi nei prossimi quattro anni. I costi operativi sono previsti in calo a 9,5 miliardi nel 2021 da 9,8 miliardi del 2017, con il cost/income ratio in miglioramento al 45,4% a fine periodo, in flessione di 9,7 punti percentuali nell'arco del piano. A contribuire saranno le 9mila uscite volontarie entro la prima metà del 2020 e l’ottimizzazione della rete di filiali in Italia, con altre 1.100 chiusure. Inoltre il gruppo punta sulla gestione attiva del portafoglio immobiliare, con la creazione di una nuova sede a Milano, ‘ISP City’, probabilmente nell'ex area Expo.

Nel risparmio gestito Intesa Sanpaolo valuta una partnership con un operatore industriale globale e punta al rafforzamento della fabbrica di prodotto. "Stiamo valutando i più grandi gruppi internazionali, ma non è stata presa nessuna decisione", ha spiegato Messina. In particolare nell'offerta di prodotti la banca prevede lo sviluppo dell'offerta di prodotti alternativi, come fondi di leveraged loans e fondi immobiliari, in partnership con la divisione Insurance e l'innovazione della gamma di prodotti e dei servizi dedicati a distributori e investitori in Italia e all’estero. Le masse gestite di Eurizon sono previste in aumento a circa 400 miliardi di euro nel 2021 da 314 miliardi nel 2017. Anche in Cina la banca è disponibile a valutare una possibile partnership con un grande operatore industriale locale come acceleratore strategico per il wealth management.

L'istituto punta inoltre a diventare una delle prime quattro compagnie assicurative nel ramo danni in Italia e la prima per i prodotti diversi dal comparto auto dedicati al retail, con premi lordi nel ramo danni in crescita a circa 2,5 miliardi di euro nel 2021 da circa 0,4 miliardi del 2017. Il gruppo mira al rafforzamento della capacità distributiva e dell’efficacia commerciale nelle filiali della divisione Banca dei Territori, con l’inserimento di circa 220 specialisti della tutela assicurativa a supporto delle filiali, aumentando le polizze al giorno per filiale da 0,3 a circa 3 nelle filiali pilota, un programma di formazione dedicato per circa 30mila persone, di cui circa 5mila nel 2018, e circa 300 milioni di euro di investimenti nel 2018-2021 per il rebranding delle filiali retail come filiali 'Bancassurance'. Inoltre è previsto lo sviluppo di una piattaforma digitale open market per attrarre clientela esterna al gruppo.

Il cda del gruppo ha anche approvato i conti del 2017, chiuso con un utile netto di 7,3 miliardi di euro, che comprende il contributo pubblico per 3,5 miliardi per l'acquisizione delle attività delle banche venete. Escludendo il contributo pubblico, l'utile è di 3,81 miliardi, in aumento dai 3,11 miliardi del 2016. Il consiglio di amministrazione ha proposto la distribuzione di dividendi cash per 3,4 miliardi, pari a 20,3 centesimi per le azioni ordinarie e a 21,4 centesimi per le risparmio, con un dividend yield rispettivamente del 6,6% e del 7,2%.

Infine il cda dell'istituto ha deciso di proporre all'assemblea dei soci la conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in azioni ordinarie sulla base di un rapporto di conversione di 1,04 azioni ordinarie per ciascuna azione di risparmio senza pagamento di alcun conguaglio in denaro e con l'eliminazione dallo statuto dell’indicazione del valore nominale delle azioni. "Eravamo rimasti l’ultima grande banca europea ad avere azioni di risparmio ed era quindi inevitabile una semplificazione del capitale e una pulizia della base di capitale", ha concluso Messina.

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