Home . Soldi . Finanza . Cosa si aspettano i mercati

Cosa si aspettano i mercati

FINANZA
Cosa si aspettano i mercati

Il voto di domenica 4 marzo non preoccupa i mercati finanziari. A Milano l'indice Ftse Mib si è mosso in linea, o meglio, degli altri indici europei, e lo spread dei Btp decennali con i Bund tedeschi è rimasto stabile. E neanche dopo le elezioni sono attesi scossoni in borsa, anche se analisti e i gestori si interrogano sulla capacità del nuovo governo, probabilmente di coalizione, di continuare sul sentiero delle riforme.

Gli scenari - "Il mancato raggiungimento di una maggioranza al Parlamento sembra essere lo scenario di base degli analisti politici", sottolineano Lionel Melin, senior Cross asset strategist, e Jeanne Asseraf-Bitton, a capo della Cross Asset Research di Lyxor Asset Management. "La regola suggerirebbe un secondo round ma, come spesso succede in Italia, un accordo parlamentare debole dovrebbe bastare a formare un nuovo governo. Questo scenario non dovrebbe provocare perturbazioni di rilievo, anche se non offrirebbe opportunità di riforme fondamentali", spiegano.

Per Silvia Dall’Angelo, senior economist di Hermes Investment Management, "sebbene i rischi nel breve termine siano contenuti, nel medio termine ci sono alcune sfide da affrontare. Il Paese ha bisogno di riforme strutturali per riacquistare competitività". Esito difficile visto che "gli elettori sono divisi" e che "il nuovo sistema elettorale non ancora collaudato tende a favorire le coalizioni". Le elezioni "condurranno probabilmente a una coalizione di governo con un mandato debole", incapace di proporre le riforme necessarie, ma ciò implicherebbe anche "una sostanziale continuità politica", consentendo "una graduale riduzione del rapporto debito/Pil".

La grande coalizione - Il risultato atteso per Willem Verhagen, senior economist, macro & strategy di NN Investment Partners, è "una 'grande coalizione' instabile o uno stallo prolungato, che a tempo debito condurrà a nuove elezioni. Il principale punto controverso non sarà più l'adesione all'Ue o all'euro, ma le prospettive di politica fiscale".

Per Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, le soluzioni più probabili sono "un governo di grande coalizione oppure un governo del presidente che accompagni il Paese verso una seconda tornata elettorale prima della fine dell’anno". Anche Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti Asset Management Sim, vede come "scenario più plausibile" un governo "di coalizione molto ampia, con il dubbio circa la capacità di garantire quella stabilità sufficiente per consentire un proseguimento della ripresa in atto nel Paese".

I rischi - Il trend di crescita "dovrebbe continuare ad alimentare l'andamento del mercato, a meno che dall'esito delle elezioni politiche non emerga una grande sorpresa negativa", secondo Patrice Gautry, chief economist Union Bancaire Privée - Ubp. Un rischio per l'azionario potrebbe arrivare con una "coalizione di partiti minori", tipo Lega-M5S, che avrebbe "un impatto negativo" sui listini europei, osserva Antoine Lesné, responsabile strategia Emea di Spdr Etfs (State Street Global Advisors).

Qualche effetto potrebbe esserci su azioni e obbligazioni nel caso di stallo politico. Sui mercati obbligazionari "gli spread potrebbero allargarsi in quanto servirà tempo ai partiti per formare una coalizione", evidenzia Filippo Alloatti, senior credit analyst di Lyxor Am. Mentre Lewis Grant, senior portfolio manager Global equities di Lyxor Am sottolinea che, "nonostante un panorama politico frammentato e un nuovo sistema elettorale di voto non testato, i mercati rimangono per ora calmi. Ciò potrebbe cambiare subito dopo i risultati, in quanto gli investitori dovranno assimilare il risultato".

Lo spread - Il pericolo di un governo "euroscettico rimane sotto controllo", spiegano i market strategist di Ig, Vincenzo Longo e Filippo Diodovich. "Non ci aspettiamo una forte volatilità nel breve termine, a parte qualche scossa all’indomani del voto, destinata comunque a rientrare nell’arco di qualche seduta", assicurano. "Più preoccupante potrebbe essere lo scenario di un governo guidato dal M5S, che potrebbe far affiorare delle vendite più importanti su Piazza Affari e sui BTp, con conseguente allargamento dello spread". Nel lungo periodo, invece, la mancanza di una maggioranza forte "potrebbe compromettere l’agenda delle riforme, rendendo il Paese più vulnerabile a un eventuale shock dell’economia".

Per Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Management Italia, "Solo la creazione di un asse anti europeista con la saldatura tra M5S e Lega potrebbe generare instabilità. Ma a mettere sotto pressione gli spread dei periferici potrebbe essere, proprio il 4 marzo, il mancato via libera alla formazione del governo di Berlino". In Italia, per l'esperto l'ipotesi più probabile "è la vittoria delle elezioni del centrodestra ma senza una maggioranza in parlamento in grado di esprimere un governo". L'intesa che potrebbe essere guidata "da Gentiloni o da Tajani: non sarebbe una soluzione invisa all’Europa. Anzi, una volta formato il governo, lo spread potrebbe portarsi verso quota 100".

La vittoria del centrodestra con i numeri per fare un governo sarebbe vista "nel segno della stabilità: lo spread Btp-Bund si muoverà poco". Con un numero di preferenze a favore di Matteo Salvini premier, lo scenario sarebbe "meno gradito ai mercati che potrebbe creare un certo grado di instabilità, con spread in salita di almeno 30/40 punti base". L'esito, "più pericoloso" che potrebbe portare lo spread "sopra quota 200" è "la creazione di un asse anti-europeista con i 5S che trovano l’accordo di governo a destra con Lega e Fratelli d’Italia".

Commenti
Per scrivere un commento è necessario registrarsi ed accedere: ACCEDI oppure REGISTRATI