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Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

Rassegna stampa: il lavoro nei quotidiani di oggi

Roma, 2 apr. (Labitalia) - "Forte e sempre più sentita è l'esigenza di semplificare e rendere comprensibile un quadro regolatorio del lavoro che ha smesso di funzionare da tempo e che, paradossalmente, non soddisfa nessuna delle due parti del rapporto di lavoro". Lo scrive su 'l'Avvenire' il giuslavorista Michele Tiraboschi.

"Non i lavoratori che si sentono insicuri e precari - sostiene - e che sempre più spesso vedono attaccate non solo le loro certezze materiali, legate al reddito e al posto di lavoro, ma anche quella dignità della persona che solo il lavoro può dare. Lo stesso, a ben vedere, vale per gli imprenditori che vivono esperienze di solitudine, lasciati soli da una politica che non sa fare le scelte necessarie per il risanamento del Paese e da un apparato burocratico ostile che opprime la naturale propensione delle imprese ad assumere e competere, fiaccate come sono da una pesante zavorra di regole e precetti formali che nulla hanno a che vedere con la tutela della persona che lavora".

"L'unificazione del mercato del lavoro impone - fa notare - la riscrittura della stessa nozione di impresa, dall'altro lato, che non è più solo il freddo luogo dello scambio lavoro contro retribuzione, ma che è anche formazione sociale, luogo dove si sviluppa la persona che deve essere animato da logiche partecipative e collaborative tipiche di una comunità protesa al bene comune".

"La pubblica amministrazione italiana continua a mettere in atto comportamenti che contrastano con la direttiva sui pagamenti: non solo ritardi, ma anche clausole capestro, fatture postdatate, cancellazione degli interessi di mora. Ora l'Italia ha due mesi per rispondere puntualmente ai rilievi della Commissione. Poi la questione passerà in mano alla Corte di giustizia". Così, in un'intervista a 'Il Giornale' Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue con delega all' industria. "Una volta che la lettera di messa in mora -avverte- arriverà al governo italiano, ci sono due mesi per rispondere. Poi la procedura passa nelle mani della Corte di giustizia, che delibera entro un anno. Dopo la sentenza scattano le multe, molto salate: qualcuno ricorderà la sanzioni per l'annosa vicenda delle quote latte. Nel frattempo scattano gli interessi di mora nei confronti delle aziende, che sono particolarmente pesanti: l'8%più il tasso centrale della Bce. Vorrei ricordare, anche al presidente Renzi, che queste multe e questi interessi di mora li paga lo Stato, quindi i contribuenti".

"Già da queste prime settimane si capirà se c'è una volontà seria di procedere, o se ripartirà il solito antico vizio italiano del "benaltrismo" e della sacralità dello status quo. Noi abbiamo fatto un patto con la nostra maggioranza e con l'opposizione di documenti con gli stessi contenuti, si inventassero poi obiezioni che prima non c'erano. E non vorrei che questo si verificasse soltanto perché quel testo lo ha presentato il governo. I contributi vanno bene, ma vorrei ricordare ancora il lunghissimo percorso che ha preceduto la stesura del progetto di legge. Quel percorso è stato recepito in tantissime parti". Così, in un'intervista a 'L'unità', il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio.

"Serve rilanciare il concetto di confederalità. Che, tradotto nella pratica, significa che l'integrità della Cgil sta sopra all'identità delle categorie. Significa rispettare le regole. Io per esempio non ero d'accordo con la decisione di tenere la consultazione degli iscritti sul Testo unico sulla rappresentanza: per me bastava il voto del direttivo. Ma l'abbiamo fatto. La Fiom invece non può dire che non riconosce la consultazione decisa con un voto a larga maggioranza dello stesso direttivo: io mi sono adeguato, loro no. Se poi andiamo sul merito delle questioni con Landini ci sono tanti punti di contatto: dalla richiesta di investimenti pubblici e privati, alla lotta all' evasione. Ripartiamo da qui". Così, in un'intervista a 'L'unità', il leader della Fillea Walter Schiavella.

"Le imprese restano guardinghe. Non sanno cosa aspettarsi. E nel dubbio fanno il passo più corto della gamba: arruolano solo il personale strettamente indispensabile". Così, in un'intervista a 'Il Corriere della Sera', Andrea dell'Orto presidente di Confindustria Monza e Brianza. "Una volta che si fisseranno le nuove regole - avverte - non tocchiamole più per un po'. Diciamo per almeno dieci anni. È chiedere troppo? Abbiamo bisogno di lavorare in un contesto chiaro e possibilmente condiviso".

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