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Standard Ethics promuove Banche Popolari italiane

Standard Ethics promuove Banche Popolari italiane

Una doppia E alle banche popolari italiane. E' quella assegnata dall'agenzia indipendente di rating, la Standard Ethics, in materia di sostenibilità, responsabilità sociale e governance. "Le banche popolari italiane -sostiene l'agenza- rispondono positivamente alle richieste europee e internazionali in materia di responsabilità sociale d’impresa e corporate governance, specialmente in tema di democrazia economica, tutela degli azionisti e dei clienti".

"In base alle indicazioni Ocse sui miglioramenti volontari -si precisa- nella governance adottabili dal sistema bancario internazionale a seguito della crisi del 2008, il complesso delle banche popolari italiane offre risposte adeguate anche in materia di diritti degli azionisti di minoranza, remunerazione degli organi apicali, conflitti d’interesse e partecipazione assembleare".

Nel complesso, secondo Standard Ethics "il movimento delle banche popolari italiane si dimostra in linea con le richieste generali internazionali in materia di csr e buon governo, e partecipa fattivamente alle strategie socio-economiche europee nel rispetto della propria tipicità fondata sul radicamento territoriale del credito popolare e sulla diffusione e coinvolgimento dell’azionariato e delle parti interessate".

Il risultato completa un percorso di analisi iniziato dall’ufficio di Ricerca di Standard Ethics nel febbraio scorso e riguarda un complesso di 37 unità creditizie, tra banche popolari individuali e gruppi bancari, quotati e non.

Sono stati presi in esame 32 temi specifici, di cui 15 sulla governance (rendicontazione, controlli, funzioni operative, ed in generale norme e poteri interni) e 17 sulle policy aziendali (programmi di gestione e di sviluppo dell’attività aziendale).

L’insieme dello studio dei 37 casi esaminati ha tenuto conto della dimensione economica delle singole banche ed è composto da un totale di 1.369 variabili analizzate secondo la metodologia dell’Agenzia, quindi alla luce delle indicazioni volontarie di buona governance e responsabilità sociale d’impresa provenienti dall’Unione europea, dall’Ocse e dalle Nazioni Unite.

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