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L'odissea dei migranti, i viaggi disperati. La mostra "La Terra Inquieta"

A La Triennale di Milano 65 artisti e artiste da tutto il mondo, un 'esercizio di empatia'

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L'odissea dei migranti, i viaggi disperati. La mostra La Terra Inquieta

(Adel Abdessemed Hope,2011-2012 Barca, resina / Boat, resin 205.7 x 579.1 x 243.8 cm © Adel Abdessemed, ADAGP Paris Photo Maris Hutchinson/EPW Studio Courtesy of Adel Abdessemed)

Ci sono le trasformazioni epocali che stanno segnando lo scenario globale e la storia contemporanea, in particolare le questioni della migrazione e la crisi dei rifugiati, al centro della mostra "La Terra Inquieta", ideata e curata da Massimiliano Gioni, promossa da Fondazione Nicola Trussardi e Fondazione Triennale di Milano, aperta al pubblico fino al 20 agosto.

La Terra Inquieta espone a La Triennale di Milano le opere di 65 artiste e artisti provenienti da vari Paesi del mondo, tra cui Albania, Algeria, Bangladesh, Egitto, Ghana, Iraq, Libano, Marocco, Siria e Turchia. Con installazioni, video, immagini di reportage, materiali storici e oggetti di cultura materiale, il percorso espositivo esplora geografie reali e immaginarie, ricostruendo l’odissea dei migranti e le storie individuali e collettive di viaggi disperati.

Il percorso si snoda attraverso una serie di nuclei geografici e tematici: il conflitto in Siria, lo stato di emergenza di Lampedusa, la vita nei campi profughi, la figura del nomade e dell’apolide. E' il racconto di uomini e donne che attraversano confini e la storia di confini che attraversano i popoli. Ma soprattutto, la mostra vuole essere un esercizio di empatia e un esperimento di comprensione e dialogo tra culture.

L’esposizione La Terra Inquieta prende a prestito il titolo da una raccolta di poesie dello scrittore caraibico Édouard Glissant, autore che ha dedicato la sua intera opera all’analisi della coesistenza di culture diverse. "A dispetto del suo titolo - spiega il curatore Massimiliano Gioni - La terra inquieta è un libro che ha come protagonista il mare: 'E cosa dire dell’oceano, se non che aspetta?', scrive Glissant. Sulle sue coste la memoria ha depositato 'un ossario di amori'".

"Per Glissant il mare è una forza oscura: energia in movimento, più funerea che feconda, luogo della nostalgia e della perdita. È la stessa sensibilità che emerge da molte delle opere in mostra - continua il curatore della mostra - ed è questa forse la metamorfosi più dolorosa che si è consumata in questo nuovo secolo: l’immagine del Mediterraneo che ci restituiscono molti artisti di oggi non è più quella di una culla di civiltà e di un intreccio di culture, ma un luogo di barbarie, un inferno liquido".

Questa mostra, per Clarice Pecori Giraldi, vicepresidente della Triennale di Milano, "consegna all’arte la responsabilità di raccontare questi cambiamenti, questi conflitti, queste tensioni che hanno origine da guerre, esodi e catastrofi naturali. La Triennale di Milano sente l’obbligo di fare la sua parte in questo racconto, per riflettere su queste moltitudini senza nome che ogni giorno portano avanti la loro ricerca di una vita dignitosa. La mostra ci costringe a fare i conti anche con il nostro mondo ormai invecchiato, e a ricordare che non tanto tempo fa eravamo noi ad attraversare mari per trovare una nuova vita, una migliore opportunità".

Il presente che si intreccia al passato e, in qualche modo, chiude il cerchio. Come nel percorso espositivo della mostra che si conclude con la Statua della Libertà del video di Steve McQueen e le parole della poetessa Emma Lazarus scolpite sulla lapide di bronzo posta alla base della Statua: la madre degli esuli che accoglie gli stanchi, i poveri, le masse infreddolite, gli scossi dalle tempeste.

"Antiche terre - ella dirà con labbra mute - a voi la gran pompa! A me date/ i vostri stanchi, i vostri poveri/ le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi/ i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate/ Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste/ e io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata".

La Terra Inquieta è realizzata con il sostegno di Fondazione Cariplo.

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