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Il modello Novamont di bioeconomia alla conferenza della Banca Mondiale

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Il modello Novamont di bioeconomia alla conferenza della Banca Mondiale

Il modello Novamont di bioeconomia sarà presentato domani alla 22esima conferenza dell’Icabr (International Consortium on Applied Bioeconomy Research), consorzio internazionale di persone e organizzazioni interessate alla bioeconomia, alle biotecnologie agricole, allo sviluppo rurale e alla ricerca economica in ambito bio-based fondato nel 1998, organizzata in partnership con la Banca Mondiale in programma a Washington DC, presso la sede di Banca Mondiale.

Intitolata “Disruptive innovations, value chain and rural development” e incentrata sull'impatto delle nuove catene di valore e delle nuove tecnologie sul sistema agroalimentare, l’edizione 2018 della Conferenza vede la partecipazione di Novamont che interverrà al dibattuto con un contributo di Giulia Gregori, responsabile pianificazione strategica e comunicazione istituzionale di Novamont.

L’intervento “A circular approach to bioeconomy” avrà luogo domani e illustrerà come un modello di bioeconomia circolare può rispondere alle sfide globali del cambiamento climatico, della scarsità di risorse, delle emissioni di gas serra e della desertificazione del suolo. Gregori si focalizzerà sul modello Novamont di bioeconomia e in particolare sullo sviluppo delle bioplastiche biodegradabili e compostabili, concepite per fornire una soluzione al problema dei rifiuti organici.

In questo contesto sarà presentato anche il caso studio della raccolta differenziata dell’organico a Stuy Town, NYC. Il progetto, ideato da Eunomia (società indipendente di consulenza nei servizi ambientali) con il contributo di Novamont e Biobag e condotto nel plesso residenziale di Stuy Town a Manhattan, ha dimostrato come è possibile aumentare l’intercettazione dei rifiuti organici prodotti da edifici plurifamiliari di oltre il 400%.

Ogni anno, nella sola Europa, vengono prodotte 96 milioni di tonnellate di rifiuto organico e 66 milioni di questi 96 non sono raccolti ma vengono conferiti in discarica. Eppure gli scarti alimentari se recuperati con la raccolta differenziata e trattati negli impianti di compostaggio, possono trasformarsi in compost, un vero e proprio alleato nella lotta al fenomeno della desertificazione del suolo.

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