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Componenti per auto e arredi, la seconda vita dei rifiuti di plastica grazie al riciclo a km 0

Negli impianti Revet Recycling si riciclano 15mila le tonnellate l’anno di plastiche eterogenee

BEST PRACTICES
Componenti per auto e arredi, la seconda vita dei rifiuti di plastica grazie al riciclo a km 0

Un vero e proprio tesoro nei cassonetti della raccolta differenziata, perché quello che buttiamo via può trasformarsi in materia prima seconda. Se ne parla ormai da tempo, ma intanto c’è chi lo fa ed è così che dai rifiuti di plastica nascono fioriere, panchine, nuovi imballaggi, componenti per l'automotive e per l'edilizia.

Sono solo tre in Italia gli impianti che riciclano le plastiche miste, la frazione più critica ma anche la più numerosa di questa tipologia di raccolta differenziata. Uno di questi, fiore all’occhiello della azienda toscana Revet, è quello di Pontedera gestito dalla controllata Revet Recycling. Ecco cosa succede qui.

Tutto parte dalla raccolta differenziata: “Ci occupiamo della raccolta differenziata della frazione multimateriale in circa l’80% dei comuni della Toscana, rifiuti che portiamo nei nostri impianti di Pontedera e in altri impianti che sono in rete con noi in tutta la Toscana”, spiega all’Adnkronos Emanuele Rappa, ad Revet e Revet Recycling. Qui, i rifiuti vengono selezionati e divisi per tipologia: vetro, plastiche, alluminio, acciaio e ferro, tetrapak e poliaccoppiati.

Le plastiche, in particolare, vengono divise per tipologia: bottiglie di Pet (selezionate anche per colore), contenitori in pp, pe e altri polimeri nobili (inviate tramite Corepla ai riciclatori), e da un'altra parte le plastiche miste. Sono proprio queste ultime a rappresentare la frazione più critica ma anche quella che costituisce la maggior parte delle plastiche raccolte in modo differenziato.

“Già da tre anni – continua Rappa - abbiamo attivato un impianto di riciclo delle plastiche che è gestito dalla nostra controllata Revet Recycling che si occupa di riciclare e quindi trasformare in materia prima seconda questa frazione più critica di plastiche miste”. Ed è grazie a questo impianto che questa frazione critica si trasforma in granuli destinati al mercato dei produttori di materie plastiche e possono avere gli utilizzi più svariati: a prevalenza di polietilene o polipropilene, colorati o caricati con aggiunta di cariche minerali, gli ‘ex rifiuti’ vengono così ricollocati sul mercato per produrre nuovi prodotti.

Diventeranno nuovi imballaggi, componenti per l'edilizia (tegole e piastrelle da giardino), tubi di plastica, vasi da fiori, mastelli da vivaisti. “Con i profili che produciamo – aggiunge l’ad – anche arredi per gli esterni, dalle panchine ai tavoli, dalle recinzioni ai sentieri”. Tutti i manufatti, realizzati partendo dal materiale riciclato da Revet Recycling, sono certificati dall’Istituto Italiano dei Plastici con marchio Psv (Plastica seconda vita).

Ma vediamo quanti rifiuti riescono ad avere una seconda vita. “Da noi arrivano mediamente circa 160mila tonnellate l’anno di rifiuti – spiega Rappa - di queste, circa il 18% è frazione estranea, materiale che non ci dovrebbe essere e quindi destinato allo smaltimento. Qui – sottolinea – si aprirebbe il grande capitolo della qualità delle raccolte differenziate perché il materiale che arriva da noi va depurato degli scarti che non ci devono essere”. Comunque, tolto questo 18% di scarti, “tutto il resto viene riciclato”.

Il materiale che viene riciclato non si trasforma tutto in materia prima seconda. C’è quindi non solo il tema dei rifiuti, ma dei rifiuti dai rifiuti, perché anche l’attività di riciclo produce scarti, come del resto l’attività di produzione di materie prime. Per restare sull’esempio delle plastiche, “per ogni 100 kg di plastiche miste che arrivano da noi, 70 diventano granulo, 30 a loro volta sono scarti”.

Per dare qualche dato: sono 15mila le tonnellate l’anno di plastiche eterogenee raccolte in Toscana che vengono processate e riciclate presso l’impianto Revet Recycling risparmiando 32.773 tonnellate di Co2 equivalente.

Non solo plastica. Il Gruppo Revet raccoglie, seleziona e avvia a riciclo cinque materiali derivati da raccolte differenziate toscane e da attività industriali e manifatturiere della regione: plastiche, alluminio, acciaio, vetro, cartoni poliaccoppiati per alimenti (come il Tetrapak). Una filiera del riciclo virtuosa. Il vetro viene selezionato nell’impianto di Pontedera e nei centri di selezione satellite e avviato come ‘pronto forno’ in una vetreria di Empoli dove viene fuso e soffiato per realizzare nuovi imballaggi di vetro.

Gli imballaggi di acciaio e alluminio vengono separati, pressati in balle omogenee di acciaio e balle di alluminio e inviate in fonderia, risparmiando così materiale ed energia. I cartoni per alimenti in poliaccoppiato (come il Tetrapak) vengono raccolti in tutta la Toscana, selezionati dagli impianti Revet fino ad ottenere balle omogenee trasportate poi in un impianto della provincia di Lucca in grado di separare e riciclare l’intera fibra di cellulosa (circa il 75% del peso di ogni confezione) e riutilizzarla per prodotti tissue di alta gamma.

Un esempio virtuoso al quale guardano in molti. “Abbiamo avuto contatti formali e informali con diverse realtà del territorio italiane ed estere – racconta Emanuele Rappa - presso gli impianti di Pontedera vengono spesso delegazioni a vedere come lavoriamo e cosa facciamo e noi siamo ben disponibili a collaborare e trasferire la nostra esperienza a chi ne avesse bisogno”.

Resta il fatto che per trasformare rifiuti in risorse “innanzi tutto bisogna investire in nuovi impianti, perché i rifiuti per diventare risorse devono essere trattati, lavorati e quindi riciclati. E senza impianti è impossibile farlo in modo efficiente. Questa è la prima cosa da fare”, conclude l’ad.

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