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Biodiversità e turismo, dal Trentino alla Tanzania

BEST PRACTICES
Biodiversità e turismo, dal Trentino alla Tanzania

Un nuovo centro per ecoturisti, studenti e ricercatori nel Parco dei Monti Udzungwa, circa 2.000 chilometri quadrati di foreste in Tanzania. Una struttura composta da un edificio dedicato alla presentazione di questo angolo di Africa, tra i più ricchi di biodiversità del Continente - 400 specie di uccelli, oltre 120 di mammiferi, 2.500 di piante, per non parlare di insetti e rettili, con molte specie ancora da catalogare - e di un’aula didattica.

Il centro è stato inaugurato nei giorni scorsi da Provincia autonoma di Trento e Muse-Museo delle Scienze di Trento.

"La Provincia - ha detto l’assessore alla Cooperazione internazionale Sara Ferrari - sostiene con convinzione sia le attività di ricerca del Muse, il cui apporto alla conoscenza della biodiversità degli Udzungwa è stato determinante, sia quelle delle associazioni trentine, impegnate a diffondere sviluppo e maggiore coscienza ecologica e ambientale nelle comunità che, come dappertutto, con il parco devono imparare a convivere, valorizzandolo anche in chiave turistica ed economica. Lo facciamo nella consapevolezza che il mondo oggi è uno solo, e che la tutela della foresta tropicale qui in Africa orientale rappresenta un contributo importante per tutto il Pianeta".

Il parco dei monti Udzungwa è stato creato nel 1992, per iniziativa del Wwf. Nel 2006, grazie alla Provincia e al Muse (e con la collaborazione del Museo danese di storia naturale), è stato aperto un Centro di monitoraggio stabile che ha permesso di studiare e catalogare specie poco o per nulla conosciute fra cui una specie di mammifero, il toporagno elefante gigante, detto familiarmente Sengi.

Il centro accoglie studenti e ricercatori da tutto il mondo, oltre 600 quelli che vi sono transitati per periodi più o meno lunghi come ricordato da Francesco Rovero che da quasi vent’anni coordina il programma Tanzania del Muse, e svolge anche attività di formazione per i ranger del parco, attualmente una cinquantina, e per gli studenti della regione.

"Nel nostro museo, a Trento - ha ricordato il direttore del Muse Michele Lanzinger - c’è una serra tropicale che è stata già visitata da qualche milione di persone. Questa struttura riproduce in piccolo, nel cuore delle Alpi, l’ambiente dei monti Udzungwa. Più d’uno si sarà chiesto il perché di questa scelta, ed è presto detto. Noi siamo convinti che il ruolo di un museo della scienza moderno, oggi, sia anche questo: fare ricerca, esplorare nuovi percorsi, creare sinergie. Ma una realtà così non si tiene in piedi senza un rapporto solido con il territorio, con le associazioni e le autorità locali, con le scuole, con i capivillaggio. Questo spiega la realizzazione di tutta una serie di attività che grazie al nuovo Centro visitatori non potranno che rafforzarsi".

"Il Trentino un tempo era un territorio povero - ha sottolineato l’ambasciatore italiano in Tanzania Roberto Mengoni - e se oggi è diventato una Regione ai primi posti in Italia ed Europa per benessere e qualità della vita lo deve soprattutto agli sforzi fatti nel campo dell’educazione e al duro lavoro. Un percorso che anche qui in Tanzania può dare i suoi frutti. Oggi il Trentino è un attore importante anche della cooperazione allo sviluppo italiana, ricoprendo al suo interno posizioni di responsabilità".

Un contributo importante alla crescita del rapporto fra Trentino e Tanzania arriva dal lavoro delle associazioni trentine, supportate nei loro sforzi dalla Provincia. Negli Udzungwa in particolare sono Mazingira, promossa dagli stessi ricercatori del Muse, Nadir, che raggruppa professionisti provenienti da diverse aree che hanno deciso di mettere un po' delle loro competenze al servizio degli altri (in Tanzania ma anche, ad esempio, in Etiopia), e Docenti senza Frontiere.

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