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Aziende e Banco Alimentare, quando l'impresa sposa il sociale

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Aziende e Banco Alimentare, quando l'impresa sposa il sociale

Il recupero e la distribuzione delle eccedenze alimentari fa bene anche alle aziende. Lo sottolinea il Banco Alimentare, da oltre 25 anni impegnato in questa attività (con circa 80.000 tonnellate di eccedenze alimentari recuperate l’anno): il recupero degli alimenti, oltre al valore sociale, impedisce che questi diventino rifiuti, facendo risparmiare risorse energetiche e abbattendo le emissioni di Co2.

Sono tante le aziende e i brand che hanno deciso di sostenere Banco Alimentare. C'è Dash che ha rinnovato anche quest’anno il suo impegno perché "aiutare Banco Alimentare significa aiutare milioni di persone in difficoltà che vivono nel nostro Paese oggi”, spiega Francesca De Palma, responsabile relazioni esterne Fabric and Home Care Procter & Gamble.

C'è il Pastificio Giovanni Rana: "La vita di tutti i giorni, col suo tram tram, rischia di farci dimenticare le persone in difficoltà. Sono quindi profondamente felice di aver realizzato quest’anno, insieme a tutti i miei ragazzi del Pastificio Rana, questa iniziativa di solidarietà, in collaborazione con il Banco Alimentare”, afferma il suo fondatore, Giovanni Rana.

La collaborazione tra Kellogg e Banco Alimentare è passata negli anni "dalla semplice donazione allo sviluppo di progetti con un grande valore sociale”, racconta Sara Faravelli, Kellogg Italia Corporate Communications and Pr Manager. E c'è Rio Mare che punta così ad "aiutare anche le famiglie in difficoltà a rispondere in modo adeguato al proprio fabbisogno alimentare", spiega Luciano Pirovano, International Marketing and Csr Director Bolton Alimentari.

Da parte sua Banca Esperia ha sviluppato "un’offerta dedicata alla consulenza in ambito filantropico che ha visto il lancio di importanti strumenti di finanza sociale, come il fondo con devoluzione a scopo filantropico che consente ai sostenitori di aiutare il Banco Alimentare senza oneri. Quella con la Fondazione Banco Alimentare - spiega l'amministratore delegato Andrea Cingoli - è una partnership di eccellenza: è per noi un obiettivo prioritario offrire al Banco nuove opportunità di fund raising per pianificare le attività di recupero delle eccedenze alimentari, in un’ottica di sostegno costante per coloro che ne hanno bisogno”.

In Italia cresce il numero delle imprese che, con differenti modalità, fanno della responsabilità sociale un punto di forza delle proprie strategie: l’80% delle imprese italiane con oltre 80-100 dipendenti dichiara infatti di impegnarsi in iniziative di Csr, per un investimento globale di 1 miliardo e 122 milioni di euro nel 2015.

Secondo i dati dell’Osservatorio Socialis, le aziende scelgono per il 64% di impegnarsi in progetti di sostenibilità ambientale, il 51% per ridurre l’inquinamento ambientale, il 21% per promuovere l’integrazione sociale e il 10% per sradicare la fame e la povertà estrema, tutte ragioni che sono confermate dalle aziende che nel 2015 si sono impegnate con Banco Alimentare.

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