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Più vicina la meta, più complicato viaggio. Il paradosso dei trasporti italiani (e dei pendolari)

L'Italia divisa in 3, bene Alta Velocità, ma Intercity e collegamenti regionali allo sbando

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Più vicina la meta, più complicato viaggio. Il paradosso dei trasporti italiani (e dei pendolari)

(Fotolia)

Il paradosso della mobilità ai tempi dell'Alta Velocità, quando diventa più facile, comodo e veloce viaggiare su rotaia, ad esempio, tra Roma e Milano, mentre spostarsi di pochi km all'interno di una stessa grande area urbana per molti pendolari resta un inferno. Eppure, è proprio nelle grandi aree urbane che si concentra l’80% della domanda di mobilità e anche larga parte della domanda di pendolarismo. Milano e Roma in primo luogo, Torino, Genova, Bologna, il quadrilatero Veneto (Treviso, Padova, Vicenza, Mestre), Firenze, Napoli: qui, un sistema di trasporti efficiente potrebbe dare una svolta all'emergenza traffico. Ma è un sistema che sconta gravissimi ritardi.

Da una parte, dunque, il successo di treni moderni, veloci e con una offerta sempre più ampia e articolata che si muovono tra Salerno, Roma, Torino e Venezia (+13% dal 2010 al 2013, +7 sia nel 2014 che nel 2015), dall'altra la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza (-19,7% dal 2010) nel resto di un Paese oramai sempre più diviso tra un servizio di serie A e uno di serie B.

"L'Italia ormai vive tre differenti situazioni - spiega all'Adnkronos Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente - da una parte c'è l'Alta Velocità, con sempre più treni più veloci, è da lì che passa il futuro; dall'altra ci sono i collegamenti nazionali secondari, quell'Italia che viaggia con gli Intercity soggetta a continui tagli e degrado; infine, i collegamenti regionali: basta pensare che tutte le regioni del sud, isole comprese, messe insieme hanno meno treni regionali ogni giorno della sola Lombardia".

"Oggi ci sono 3 milioni di pendolari sui treni, ma ce ne sono molti di più che si spostano in auto. Eppure - sottolinea Zanchini - ovunque si mettono più treni aumenta anche il numero di pendolari che lascia l'auto a casa: non c'è altra ricetta e le città italiane ne gioverebbero in termini di traffico e di inquinamento. Il problema però è che oggi non esiste un piano per potenziare il trasporto pendolare né per comprare o aumentare i treni fuori da alcune regioni. L'augurio è che nella prossima legge di stabilità ci sia un segnale di cambio di passo".

Secondo l'ultimo Rapporto Pendolaria di Legambiente, ci sono oltre 3 milioni i pendolari dei treni. Se poi si considerano coloro che utilizzano il trasporto pubblico nelle più grandi aree urbane, considerando quindi coloro che usufruiscono delle metropolitane presenti nelle 7 città (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania), che sono altri 2,6 milioni, si arriva a un totale di oltre 5,4 milioni di viaggiatori al giorno nel 2015 sul sistema ferroviario regionale e metropolitano, contro i 5,1 milioni del 2014.

Per far capire la differenza in termini di offerta, per chi partiva da Roma verso Milano nel 2007 i collegamenti Eurostar al giorno erano 17. Nel 2015, con il nuovo orario invernale, sono 43 le corse di Frecciarossa, in aumento, a cui si sommano 20 Italo, per un totale di 63, con un aumento dell'offerta in 8 anni pari al 370%. Gli investimenti stanno premiando con risultati che continuano a essere positivi anche nel 2015, con un aumento del 6/7% sulle Frecce, mentre sugli Intercity al contrario c’è un -5%.

Per “catturare” viaggiatori Ntv ha inaugurato nelle scorse settimane il progetto Italobus, dove nella stazione alta velocità Mediopadana di Reggio Emilia si trova un nuovo servizio autobus che collega Carpi, Modena, Sassuolo, Parma, Cremona, Piacenza e Mantova. Molto diversa la situazione per chi prende i treni della ex Circumvesuviana. Le tre storiche linee suburbane di Napoli, utilizzate ogni giorno da circa 120mila viaggiatori, hanno visto una riduzione drastica delle corse nel 2013, per poi vederne riattivate solo una piccola percentuale. Si è passati così da 520 corse giornaliere nel 2010 a 367 corse nel 2015, con un calo dell’offerta di treni del 30%.

Nel Nodo di Torino si concentra una grossa fetta dei viaggiatori quotidiani della Regione, oltre 201.000 al giorno; in Lombardia circa 703mila persone ogni giorno si spostano per motivi di lavoro e di studio e larga parte di questi ha come destinazione proprio Milano; poi c'è Roma: fare il pendolare su alcune tratte, come tra Roma e Viterbo, rappresenta ormai un’avventura quotidiana sia che si scelga la linea Atac Roma Nord (75.000 passeggeri al giorno) sia che si prenda la ferrovia regionale FL3 di Trenitalia (65mila viaggiatori al giorno), tra ritardi e treni sovraffollati e vecchi.

Per non parlare dei pendolari che ogni giorno affrontano la già gravosa avventura di viaggiare sulla tratta Atac Roma-Lido di Ostia: oltre 100.000 utenti al giorno per 28 km di lunghezza e 13 fermate, stravolta da ritardi, guasti, disservizi, sovraffollamento non sembra al momento avere prospettive di cambiamento. Ingente il flusso dei pendolari sulla Capitale, oltre 350.000 al giorno, circa il 65% del totale dei 540.000 pendolari laziali.

Eppure, dove si migliora il servizio il successo è garantito, e lo dimostrano alcune linee pendolari come la Val Venosta e Val Pusteria in Alto Adige, ma anche al Sud con la Foggia-Lucera e la Bari-Palese in Puglia, la tratta fra Ascoli e Porto d’Ascoli dopo l’elettrificazione, e ancora il tram tra Firenze e Scandicci e quello delle Valli a Bergamo.

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