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Scuole, solo il 13% costruite secondo criteri antisismici

Presentato XVII Rapporto Ecosistema Scuola, indagine su campione di 6mila scuole

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Scuole, solo il 13% costruite secondo criteri antisismici

(Fotogramma)

Migliora ma è ancora troppo basso il dato relativo alla percentuale delle scuole costruite secondo criteri antisismici: si arriva al 12,8%, in aumento di circa 4 punti percentuali rispetto al 2015. Stesso discorso per le certificazioni: solo 1 scuola su 2 ha certificati di collaudo e idoneità statica. Sono i dati del XVII Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, l'indagine annuale sulla qualità dell'edilizia scolastica e dei servizi della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado (realizzata su un campione di quasi 6mila scuole dei capoluoghi di Provincia).

"In questi ultimi anni sul fronte dell'edilizia scolastica si è aperta una nuova fase, che ha visto la nascita di una Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio e l'arrivo di risorse ad hoc. Ma la strada è ancora in salita - sottolinea Legambiente - se da una parte sono 7,4 i miliardi stanziati e 27.721 gli interventi avviati, le riqualificazioni procedono troppo a rilento, soprattutto quelle relative all'adeguamento sismico e all'efficientamento energetico".

Qualche numero: su 43.072 scuole in Italia solo il 9,2% degli interventi ha inciso su questi temi negli ultimi dieci anni. In particolare, sono 382 gli interventi di adeguamento sismico, 1960 quelli di efficientamento energetico, 423 quelli per l'installazione di rinnovabili realizzati, e infine, 1216 i Mutui Bei che tra gli interventi ammissibili prevedono anche l'adeguamento alle norme antisismiche e l'efficientamento energetico.

"Nonostante i finanziamenti, gli edifici scolastici italiani rischiano di rimanere insicuri e di continuare a spendere ogni anno 1,3 miliardi di euro per l'energia. Per molti Comuni, infatti, i bandi rimangono inaccessibili e i progetti più urgenti di messa in sicurezza e riqualificazione energetica non partono", rimarcano gli ambientalisti.

L'indagine è stata presentata a Roma nell'ambito del primo Forum dell'edilizia scolastica organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club. "Le scuole italiane - sottolinea Rossella Muroni, presidente di Legambiente - possono e devono diventare un grande cantiere di innovazione diffusa, uscendo così da una situazione di arretratezza e insicurezza, di sprechi in bolletta, per restituire alle città e agli studenti spazi sicuri e adatti a una moderna didattica".

Per accelerare la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico, l’associazione ambientalista, tra le proposte presentate, chiede il completamento dell'anagrafe dell'edilizia scolastica per avere entro il 2020 un fascicolo del fabbricato per ognuna delle 43mila scuole esistenti in Italia, con tutte le informazioni e certificazioni indispensabili a individuare problemi e priorità di intervento; riduzione e semplificazione delle linee di finanziamento per superare le difficoltà di accesso ai bandi e di realizzazione degli interventi; cambiamento del ruolo della Struttura di missione per supportare i Comuni a superare i problemi di accesso ai bandi, coinvolgendo l'Anac per individuare procedure efficaci e trasparenti e le Esco per coinvolgere risorse e imprenditori privati nel processo di riqualificazione.

Dall'analisi di Legambiente emerge che il 65,1% delle scuole è stato costruito prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica del 1974 e il 90,4% prima della legge in materia di efficienza energetica (1991). Il 40% delle scuole si trova in aree a rischio sismico e il 3% in aree a rischio idrogeologico. Sul fronte della sicurezza antisimica, anche se cresce la percentuale media degli edifici che hanno effettuato verifiche di vulnerabilità sismica, che passa da circa il 25% dello scorso anno al 31%, rimane troppo bassa la media nazionale di quelli costruiti secondo criteri antisismici, meno del 13%.

Ancora forti le differenze tra Nord e Sud, i capoluoghi di provincia del Sud dichiarano di avere 3 scuole su 4 in aree a rischio sismico e una necessità di interventi di manutenzione urgenti che è del 58,4%, quasi 20 punti percentuali in più della media nazionale. Il Nord, invece, mantiene una discreta capacità di investimenti, ad esempio nella manutenzione straordinaria, con 62.807 euro ad edificio, cifre in media cinque volte maggiore delle altre aree del Paese.

Tra i nuovi indicatori inseriti quest'anno, si segnalano i dati sulle indagini diagnostiche, gli interventi ai solai delle scuole, la classe energetica degli edifici scolastici e la presenza di reti cablate, per restituire così un quadro ancor più completo. Su 5.861 edifici - rileva il report - il 39,4% necessita di interventi di manutenzione urgenti. Solo il 15,3% delle scuole ha effettuato indagini diagnostiche dei solai mentre il 5,3% ha effettuato interventi di messa in sicurezza. Il 39,6% dispone di reti wi-fi, mentre solo l'8,6% di rete completamente cablata, dato nuovo dell'indagine.

I certificati di collaudo statico e di idoneità statica sono posseduti solo da 1 scuola su 2. Mentre certificazioni fondamentali come quello di agibilità, mancano al 40% delle scuole (nelle Isole all'80%) e di prevenzione incendi a circa il 58% (nelle isole al 73%). Le scuole costruite secondo i criteri della bioedilizia non arrivano all'1% rispetto al campione d'indagine.

Le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile sono il 16,6% con il Sud che, questa volta, presenta risultati migliori rispetto al Nord e di quasi cinque punti percentuali superiori rispetto alla media nazionale. La Puglia è la regione che utilizza più rinnovabili nelle scuole (66,7%), seguita da Veneto (34,2%), Abruzzo (31,4%), Trentino (30,4%) e Emilia Romagna (30%). Maglia nera per il Molise e la Valle d'Aosta, dove in nessuna scuola di Aosta e Campobasso si utilizzano le fonti rinnovabili.

Dati positivi arrivano dalla raccolta differenziata: nelle scuole si differenziano soprattutto carta (82,8%), plastica (78,5%), vetro (70,5%) e alluminio (60,6%). In aumento anche la raccolta delle pile che passa dal 55% del 2014 al 58,3% del 2015 e del toner che tocca il 62,5%.

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