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Realacci: "Riforma parchi migliorata, sistema aree protette ne esce rafforzato"

obiettivo, rendere le aree protette un modello di sviluppo per l’intero Paese

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Realacci: Riforma parchi migliorata, sistema aree protette ne esce rafforzato

Un testo che presenta luci e ombre, migliorativo su alcuni fronti ma che, su altri, desta non poche perplessità. E' aperto il dibattito sulla riforma della legge 394/91 sui parchi italiani, oggi in aula alla Camera. A difenderla, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, intervenendo in Aula a Montecitorio durante la discussione generale sulla proposta di legge 4144 di riforma delle aree protette.

“La 394/1991 è stata una legge di successo, la riforma dei parchi che oggi approda in Aula alla Camera molto migliorata dal passaggio in Commissione Ambiente e di cui è relatore il collega Borghi ne rafforza l’impianto originario", dice Realacci che parla di una riforma che punta rendere le aree protette un modello di sviluppo per l’intero Paese.

Tra i punti qualificanti del testo, sottolinea Realacci, c'è la reintroduzione del piano triennale, con priorità nei finanziamenti per le aree protette regionali e marine. Previsti 30 milioni nel prossimo triennio, fondi che verranno assegnati secondo criteri indicati dal Comitato nazionale per le aree protette, in cui è presente anche il ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

Arriva la selezione pubblica per rendere più trasparente la nomina dei direttori dei Parchi Nazionali e requisiti più rigorosi, di competenza e preparazione, nella scelta dei presidenti. È inoltre previsto che il ministero dell’Ambiente emani linee guida per la nomina dei direttori delle Aree Marine Protette.

Entrano nei consigli direttivi degli enti parco nazionali un rappresentate delle associazioni scientifiche e uno degli agricoltori o dei pescatori, "per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità, che così si affiancano a quello delle associazioni ambientaliste", sottolinea Realacci, aggiungendo che "per la prima volta negli organi direttivi deve essere ‘tenuta in considerazione la rappresentanza di genere’, una misura importante per riequilibrare la presenza femminile considerando che oggi nei 23 Parchi nazionali solo un presidente e due direttori sono donne, mentre su 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%".

Si individuano anche modalità per la tutela della biodiversità e per la gestione della fauna maggiormente rispondenti alla direttive comunitarie, prevedendo un importante ruolo di valutazione da parte dell’Ispra. Viene introdotto il divieto di trivellazioni nei parchi e nelle aree contigue. Proibita nei parchi anche la pratica dell’eliski. Su tutto il territorio nazionale è inoltre vietato l’allevamento di cinghiali al fine del ripopolamento.

Una delle novità più rilevanti confermate dall’esame della Commissione riguarda i piani dei Parchi Nazionali che vengono sottoposti a Valutazione ambientale strategica, facendo entrare così nel procedimento i ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali rispetto al testo originale della legge 394/91 che prevedeva la sola approvazione della Regione. Il ministro dell’Ambiente dovrà convocare entro il gennaio 2019 e successivamente ogni tre anni la Conferenza nazionale La Natura dell'Italia.

"Con la riforma il sistema dei parchi esce rafforzato, sia nella trasparenza della governance che nel rapporto con il territorio. Un passo avanti per un'Italia che guarda al futuro”, conclude Realacci.

Ma le associazioni ambientaliste non sembrano essere dello stesso parere. Per la Lipu si tratta di una riforma "profondamente sbagliata" e chiede all’Aula di Montecitorio di cambiarla radicalmente oppure di fermarla. Italia Nostra punta il dito contro il nuovo modello di governance: "il presidente resta di nomina politica e per la sua designatura non è richiesta nessuna competenza specifica e riconosciuta in materia ambientale e culturale - denuncia Italia Nostra - nessuna competenza e nessun requisito d'alto profilo professionale in materia sia amministrativa che di conoscenza dei temi di conservazione naturalistica sarà richiesta per il direttore" e "la rappresentanza dello Stato sparisce dal consiglio direttivo, per far posto a rappresentanze degli amministratori locali e degli interessi produttivi".

Parere negativo anche da Legambiente: per l'associazione, gli aspetti da rivedere superano di gran lunga quelli migliorativi. Bene su parità di genere, aree marine protette, piano nazionale triennale e rafforzamento di alcuni divieti e misure sanzionatorie. Ma c'è molta perplessità per quanto riguarda l'esclusione delle aree umide e di quelle della Rete natura 2000 dalla classificazione delle aree protette, e gli aspetti legati alla governance e quelli relativi alle royalties.

Tema, quello della governance, al centro delle critiche mosse anche dal Wwf che parla di "una riforma ripiegata su stessa che fa male ai parchi e alla Natura d’Italia".

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