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Riforma parchi tra luci e ombre, con Rossella Muroni (Legambiente) il testo punto per punto

'Nessuno scenario catastrofico, ma nessuna nuova età dell’oro'. Gli aspetti promossi e quelli bocciati

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Riforma parchi tra luci e ombre, con Rossella Muroni (Legambiente) il testo punto per punto

(Fotolia)

Per alcuni si tratta di un testo che migliora la tutela e la governance delle aree protette (in prima linea il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti e il presidente della Commissione Ambiente alla Camera Ermete Realacci), per altri, invece, una riforma che le snatura trasformandole in strumenti di interessi politici locali (tra questi, Wwf e Lipu). E' la legge di riforma sulla 394 del 91, che passata alla Camera e ora torna in Senato per l'approvazione definitiva. Per giudicare la legge di riforma sulla 394 del 91 bisogna cercare di stare ai fatti.

Proviamo a farlo con Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, analizzando aspetti positivi e negativi del testo. Partiamo dagli aspetti positivi: le proposte delle associazioni ambientaliste accolte dal documento, dalla Commissione Ambiente prima e dall’Aula della Camera poi. Primo fra tutti, la creazione di un finanziamento di 30 milioni di euro in 3 anni per le aree protette, comprese le aree marine protette e quelle regionali, "vere 'cenerentole' del sistema, abbandonate a loro stesse eppure così centrali nella gestione del territorio", sottolinea Muroni.

Altro aspetto positivo: la condivisione e l'aggiornamento del piano triennale delle aree protette attraverso la Conferenza Stato-Regioni e autonomie locali. "E’ una richiesta che rafforza l’azione di programmazione condivisa tra le regioni e il governo e ristabilisce una sede unitaria dove promuovere strategie coerenti, a partire dal finanziamento, per i parchi nazionali, regionali e le aree marine protette", spiega Muroni.

E ancora: istituzione di un Fondo per l’incentivazione fiscale nelle aree protette con dotazione annua di 500mila euro, mentre per la nomina del presidente del parco si chiarisce la necessità di un profilo con competenza in campo ambientale e viene ripristinata la norma che consente a chi è in quiescenza (cioè riceve una pensione o un vitalizio) di assumere incarichi dirigenziali solo a titolo gratuito.

"Quest’ultima è una scelta che apprezziamo poiché, insieme alla norma sulla parità di genere e l’abolizione dell’albo dei direttori dei parchi, fornisce una opportunità per nomine di giovani e donne tra le figure apicali degli enti parco che finora di donne e di giovani ne hanno visti davvero pochissimi: forse uno dei problemi culturali più grandi che abbiamo avuto nella discussione sulla riforma", sottolinea Muroni. Sono state inoltre individuate risorse per 3 milioni di euro per potenziare le aree marine protette per il triennio 2018-2020 e previste royalties a favore dei parchi anche per l’imbottigliamento delle acque minerali.

Aspetti positivi che ha introdotto l’Aula e che si sommano a quanto di positivo aveva già introdotto la Commissione Ambiente della Camera rafforzando i divieti di prospezione, ricerca, estrazione e sfruttamento di idrocarburi liquidi all’interno di parchi e aree contigue; divieto della pratica dell’eliski nei parchi; inasprimento delle sanzioni; introduzione di indicazioni per il rispetto della normativa sull’uso dei prodotti fitosanitari anche nelle aree contigue e conferma del divieto di introduzione dei cinghiali su tutto il territorio nazionale.

Passiamo alle note dolenti. Su alcune questioni "né la Commissione ambiente né l’assemblea della Camera hanno ancora raccolto i nostri suggerimenti". E’ il caso dell’inserimento delle zone umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar e quelle della Rete natura 2000 nella classificazione delle aree protette; della richiesta non accolta di istituire il Parco nazionale del Delta del Po; la proposta di una Consulta per ogni parco che garantisca la partecipazione e il contributo del partenariato economico e sociale e di un Comitato tecnico scientifico con funzioni consultive; scelta del Direttore del parco.

Su quest'ultimo aspetto "avremmo preferito che attraverso il concorso pubblico si fosse scelto un solo vincitore a fronte della terna, su cui poi opererà la sua scelta discrezionale il presidente del parco". Per la parte relativa alle royalties "si è continuato a escludere funivie e cabinovie dal contributo economico, nonostante queste siano attività impattanti per molte aree protette". Non è stata accolta la richiesta di cancellare l’emendamento che ha introdotto le parole “fatte salve le attività estrattive in corso e quelle ad esse strettamente conseguenti” che "a nostro avviso lascia ampi spazi di interpretazione.

C'è poi la questione dell'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato nei Carabinieri. "Attualmente nel cuore di parchi nazionali e aree protette regionali esistono pezzi di territorio di pregio gestiti dai Carabinieri Forestali, un compito dell’Arma francamente fuori luogo e fuori tempo che continua a frammentare l’attività di pianificazione territoriale unitaria. Chiediamo inoltre - continua Muroni - che vengano ripristinati, nelle aree marine protette, i divieti alla realizzazione di impianti di acquacoltura e di immissione di scarichi non in regola con le leggi più restrittive".

"Questi i fatti. Questo quanto di positivo e di negativo è contenuto nella riforma delle aree protette: niente insomma che faccia evocare scenari catastrofici da fine della biodiversità e delle politiche di tutela del nostro Paese e niente che giustifichi entusiasmi e preluda all’avvento di una nuova età dell’oro".

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