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Che fine ha fatto il 'baratto amministrativo'?

Realacci, uno strumento importante inutilizzato ma bloccato da un'interpretazione 'parruccona'

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Che fine ha fatto il 'baratto amministrativo'?

Si va verso una soluzione per sbloccare lo strumento previsto dall'articolo 24 dello Sblocca Italia, il cosiddetto 'baratto amministrativo', che esiste da quando è stata approvata la legge 164 del 2014, ma rimasto congelato a causa di una "interpretazione parruccona della Corte dei Conti", come la definisce Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente alla Camera e 'padre' dell'emendamento che diede vita al baratto amministrativo.

"Oggi Massimiliano Atelli, che è un magistrato della Corte dei Conti, ha annunciato che si sta cercando una soluzione. Sono passati alcuni anni e, di fatto, finora i Comuni non hanno mai potuto attuare questo strumento", spiega Realacci all'Adnkronos a margine degli Stati Generali del Verde Pubblico in corso oggi al ministero dell'Ambiente e ai quali partecipa Atelli in qualità di presidente del Comitato Verde Pubblico.

Il baratto amministrativo introdotto con il decreto Sblocca Italia prevede per le istituzioni, in particolare per i Comuni, di riconoscere con una defiscalizzazione sulle tasse comunali, gli interventi di riqualifica del territorio proposti da singoli cittadini o associazioni, come pulizia, manutenzione, abbellimento di aree verdi, piazze, strade, interventi di decoro urbano, recupero e riuso.

"Alcuni Comuni hanno provato ad applicarlo, ma la Corte dei Conti ha dato una interpretazione molto restrittiva che non è quella del legislatore - sottolinea Realacci - Il legislatore ha detto una cosa chiara: ci sono dei casi in cui, per un'istituzione pubblica, in particolar modo per un Comune, può essere conveniente lasciare spazio all'iniziativa dei cittadini e segnalare la positività di queste azioni anche con una defiscalizzazione sulle tasse comunali. La Corte dei Conti, in questo, ha ravvisato dei pericoli per la finanza pubblica francamente incomprensibili e questo ha fermato una spinta che c'era in molte parti di Italia".

Invece "il fatto di permettere a un comitato, ai commercianti di una strada o ai cittadini che si organizzano di gestire e riqualificare un'area abbandonata, gestire un'area verde, recuperare degli spazi degradati, è un vantaggio per la comunità e per questo sbloccare questo strumento di partecipazione è importante. E per sbloccarlo serve che la Corte dei Conti dia un'interpretazione diversa e che dialoghi con i Comuni perché bisogna finirla con uno Stato in cui ognuno ragiona guardando il mondo soltanto dalla propria feritoia", conclude Realacci.

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