Home . Sostenibilita . In Pubblico . Cinque cose da sapere su Spelacchio

Cinque cose da sapere su Spelacchio

IN PUBBLICO
Cinque cose da sapere su Spelacchio

Brutto, secco, non sostenibile. Sono questi tre degli aggettivi più quotati sul web per descrivere l’albero di Natale al centro di Piazza Venezia a Roma, ormai noto come “Spelacchio”. Per fare chiarezza, scende in campo anche Pefc Italia, l'associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes), cioè il Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale.

L’albero presenta oggettivamente dei traumi, tuttavia è necessario fare chiarezza su alcuni elementi e caratteristiche della pianta, per evitare di semplificare un tema delicato come quello della cura degli alberi e della gestione sostenibile delle foreste di provenienza”, sottolinea Antonio Brunori, segretario generale Pefc Italia che ha raccolto le cinque falsità più diffuse sui social network e sui media relative all’albero e raccontare chi è davvero Spelacchio.

Primo, si dice che “Spelacchio ha pochi aghi perché è un larice e quindi perde le foglie d'inverno”: falso. Si tratta infatti di un abete rosso (Picea abies), specie alpina sempreverde, i cui aghi non cadono durante i mesi più freddi. Secondo, “Spelacchio soffre perché ha radici sottili dopo l'estirpazione”: falso. Gli abeti di queste dimensioni, fa sapere Pefc Italia, sono sempre tagliati, non avrebbe alcun senso estirparli per ripiantarli poiché non attecchirebbero e avrebbero bisogno di un vaso di dimensioni improponibili. Per questo motivo, vengono fissati ad un supporto a terra.

E ancora, dicono che “Tagliare gli alberi non è sostenibile. Sarebbe più ecologico un albero di plastica”. Falso, perché gli alberi di plastica derivano dal petrolio e devono poi essere smaltiti come rifiuti speciali. Gli abeti “finti” sono erroneamente considerati i migliori per tutelare il nostro patrimonio boschivo ma in realtà, secondo uno studio di Coldiretti, i cinque milioni di alberi finti che vengono in media acquistati ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina.

Quarta affermazione affrontata da Pefc: “È una distruzione della natura, non è sostenibile”. Falso, perché il taglio di alberi di questo tipo viene sempre eseguito in modo responsabile e rispettando i ritmi naturali di crescita. La pianta viene scelta tra quelle mature, quelle in sovrannumero e seguendo dei piani di gestione del bosco o della foresta a cui appartiene, in questo caso quello della Magnifica Comunità della Val di Fiemme (in Trentino).

L’albero di Piazza Venezia viene da un bosco certificato per la sua gestione sostenibile secondo due standard internazionali, cioè Fsc e Pefc. Gli abeti che invece vengono collocati in casa provengono obbligatoriamente da vivai o da aree ad essi dedicate in aree ad economia marginale, come le aree interne dell’Appennino. La scelta sostenibile quindi è far si che i soldi vadano a chi gestisce la montagna.

Infine, dicono che Spelacchio “era una pianta che faceva fare brutta figura alla Magnifica Comunità di Fiemme. Per questo l’hanno data via”. Falso perché la pianta era ricca di rami e aghi e il proprietario l'aveva scelta per la sua bellezza, come per anni l’ha già fatto per piazza Venezia di Roma. E allora perché Spelacchio si è guadagnato il poco onorevole nomignolo? Oltre a una possibile rovina dovuta al trasporto forse incauto, è probabile che la pianta fosse stressata per la siccità che da 12 mesi ha colpito tutta l'Italia con piovosità ridotta al 50% (gli aghi di piante in queste condizioni cascano più rapidamente dopo il taglio).

“La serie di notizie errate o superficiali provenienti anche dal mondo accademico, che hanno sommerso Spelacchio sono la testimonianza, ancora una volta, della necessità di affidare la gestione delle foreste e delle alberature solo a chi sia veramente esperto in materia - dichiara Antonio Brunori - Il fatto che la pianta ormai susciti simpatia ai romani, non rende la situazione più leggera e dovrebbe far riflettere anche sul nostro rapporto con la natura. Siamo ormai troppo abituati a vedere perfezione nei negozi e sui social network, da non renderci conto che la natura è spesso imperfetta e che va protetta e difesa, dalla cura nel trasporto di un abete alla lotta ai cambiamenti climatici”.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.