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Vietata la pesca dei 'cetrioli di mare'

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Vietata la pesca dei 'cetrioli di mare'

Approvato il decreto n.156 del 27/02/2018 che vieta la pesca delle oloturie, comunemente note come “cetrioli di mare”, Echinodermi della classe Holoturoidea e parenti di stelle e ricci di mare. Una scelta che incassa il plauso dell'associazione Marevivo che ha incontrato il sottosegretario al ministero delle Politiche agricole e forestali Giuseppe Castiglione, per ringraziarlo di aver sostenuto la battaglia in difesa delle oloturie.

"Le oloturie - spiega il sottosegretario Castiglione - rischiavano di essere pescate in quantità eccessive, con il principio di precauzione siamo intervenuti invece per tutelare l’ecosistema e la biodiversità. Questo decreto ci è stato sollecitato da Marevivo e stabilisce il divieto di pescare (catture «bersaglio-target» e/o «accessorie-by catch»), detenere a bordo, trasbordare, ovvero sbarcare, esemplari di oloturie fino a dicembre 2019".

Esistono numerose specie di oloturie, che svolgono differenti e importanti funzioni nell'ecosistema del Mar Mediterraneo, paragonabili a quelle dei lombrichi negli ecosistemi terrestri. Si tratta di animali che possono raggiungere anche 30 cm o più e scavano nei fondali (proprio come i lombrichi a terra) ingerendo il sedimento e digerendo la materia organica, in esso contenuto. Il sedimento “trattato” viene espulso dall’apparato digerente.

Le gallerie permettono l’ingresso di acqua ricca di ossigeno nei sedimenti, favorendo i fenomeni vitali. Il sedimento “trattato” dalle oloturie favorisce l’attecchimento di altri organismi e ne aumenta il benessere. Le oloturie sono da sempre mangiate nei Paesi asiatici, dove vengono consumate fresche o essiccate (trepang).

Il sovrasfruttamento delle popolazioni asiatiche ha portato prima a svilupparne l’allevamento ma, negli ultimi anni, le oloturie sono state vittime di una pesca e commercializzazione sfrenata, nonostante non facciano parte della dieta mediterranea, pur essendo molto abbondanti e, quindi, ecologicamente essenziali.

Con la richiesta del mercato asiatico si è diffuso il prelievo senza regole che ha impoverito, in poco tempo, il nostro mare rischiando di compromettere il buon funzionamento degli ecosistemi. Nel 2016, a seguito di un grosso sequestro, il Tribunale di Taranto ha denunciato come “la pesca abusiva di tonnellate di esemplari di oloturie, asportando totalmente dai fondali marini attaccati tale specie ittica" cagioni "un grave danno alla biodiversità presente nei tratti di mare interessati, nonché l’alterazione grave ed irreversibile dell’ecosistema marino”.

In assenza di una legge, o un decreto ministeriale, che prevedesse il divieto di pesca e commercializzazione delle oloturie, si è dovuta pronunciare la Suprema Corte di Cassazione che, con una sentenza del 20 aprile 2017, ha stabilito che anche se le oloturie non sono tra le specie in via d’estinzione, “il depauperamento dei fondali è tale da far ritenere verosimile l’ipotesi che la pesca delle oloturie effettuata con le modalità accertate dalle indagini stia portando all’estinzione della specie nei fondali marini ionici”.

"Un’altra vittoria, dopo quella sulle microplastiche e cotton fioc non biodegradabili. In tre mesi siamo riusciti ad ottenere tre leggi in difesa del mare, continuamente minacciato da pesca illegale e inquinamento. Siamo grati al sottosegretario con delega alla pesca, Giuseppe Castiglione, che ha firmato il decreto tanto sollecitato", dichiara Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.

"Ringraziamo anche il Direttore generale Riccardo Rigillo per la sensibilità dimostrata per la tutela delle risorse marine viventi. Come Marevivo - conclude la Giugni - esultiamo al divieto di pesca perché le risorse del mare sono fondamentale per tutti e non un profitto per pochi".

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