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Formazione scolastica e professionale, un piano nazionale punta al 'bio'

la proposta presentata oggi a Expo

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Formazione scolastica e professionale, un piano nazionale punta al 'bio'

Almeno due corsi universitari specifici sull’agricoltura biologica e biodinamica, educazione alimentare nelle scuole, orti scolastici, mense biologiche in tutti gli istituti italiani. Ripensare in chiave "bio" il mondo della formazione scolastica, universitaria e professionale è la proposta, un vero e proprio Piano nazionale, presentata oggi al convegno “Il contributo della Bioagricoltura all’istruzione e alla formazione professionale” a Expo, promosso dall’associazione Agricoltura Biodinamica assieme al Forum del Bio in Expo “Il biologico nutrirà il pianeta”.

“L’agricoltura biologica e biodinamica italiana - spiega Carlo Triarico, presidente dell’associazione Agricoltura Biodinamica e rappresentante del Forum - è senza dubbio un’eccellenza a livello mondiale e può a pieno titolo, nella sua accezione più complessiva, rappresentare una chiave di rinnovamento sociale. In questa visione, la formazione non è pensata per essere indirizzata solo a professioni strettamente agricole".

Il Piano fa riferimento al ruolo multifunzionale dell’agricoltura e contempla sia la formazione per i tecnici, che per gli esperti di accoglienza e turismo, alimentazione, valorizzazione del patrimonio rurale e culturale, gestione del territorio, impatto ambientale, interventi sociali in agricoltura.

Tra le proposte di interventi operativi per mettere in atto questa nuova riforma, buone pratiche orientate alla promozione del biologico negli ambienti scolastici (educazione alimentare, mense biologiche in tutte le scuole e realizzazione di orti e giardini nelle scuole), istituzione di percorsi di istruzione secondaria di secondo grado per tecnici e professionali agrari, almeno due corsi di laurea in Italia dedicati all’agricoltura biologica e biodinamica.

Inoltre i corsi di laurea già esistenti in Agraria dovrebbero tutti avere almeno una cattedra in bioagricoltura e integrare gli insegnamenti, con corsi mirati all’innovazione del settore. Almeno due cattedre nel Paese dovrebbero essere dedicate all’agricoltura biodinamica. Infine sarebbe necessario istituire dottorati di ricerca, borse post dottorato, assegni di ricerca e programmi di ricerca per favorire le attività in bioagricoltura nelle università italiane.

La superficie destinata al biologico nel nostro Paese ha raggiunto ormai l’11% circa della superficie agricola nazionale, mentre i consumi progrediscono al ritmo di due cifre di crescita di anno in anno: dal 2013 al 2014 si è registrato un aumento del 17%. Le esportazioni fanno da traino al settore, l’unico che esce dalla crisi economica con un saldo in attivo.

In questo quadro, l’agricoltura biodinamica (la parte più attenta alla conservazione della fertilità dei suoli e alla protezione dei campi, nell’ambito più ampio della bioagricoltura) trova nel nostro Paese il suo terreno d’elezione: l’Italia è seconda nel mondo per superfici destinate al biodinamico, mentre sono più di mille le aziende agricole che utilizzano questa specifica modalità di coltivazione, tra cui le più estese del biologico.

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