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Italiani e robotizzazione lavoro, 41% teme di essere sostituito in 20 anni

Presentata al X Forum Qualenergia? la ricerca Lorien Consulting

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Italiani e robotizzazione lavoro, 41% teme di essere sostituito in 20 anni

(Fotolia)

Più di 5 italiani su 10 (53%) sono preoccupati, arrabbiati o spaventati dall'automazione e 4 su 10 (41%) ritengono di poter essere sostituiti nel proprio ruolo da computer e robot nei prossimi venti anni. Del sentire degli italiani rispetto alla prospettiva di una futura robotizzazione del mondo del lavoro e di innovazione amica dell’ambiente si è parlato oggi a Roma, nel corso della seconda giornata del X Forum 'Qualenergia?', organizzato da Legambiente, Editoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in partenariato con Cobat.

Secondo la ricerca realizzata da Lorien Consulting, se l’innovazione tecnologica e lo sviluppo della robotica rappresentano un traguardo spesso auspicabile per una maggiore sostenibilità delle imprese, il 65% del campione intervistato ritiene che l’automazione e i robot saranno in grado, nel breve termine, di sostituire molte figure professionali e mansioni, determinando un significativo calo dei posti di lavoro.

Di questi, solo il 43% crede che la diminuzione dei posti di lavoro sarà compensata da altre attività lavorative (36% da servizi da persona a persona, 19% da lavori ad alto contenuto creativo, 16% da progettazione e realizzazione robot, 7% da mansioni poco specializzate). Insomma, gli italiani sono preoccupati (45% del campione) e in gran parte (54%) prevedono fino a un milione di posti di lavoro in meno al 2030 per effetto dell’automazione.

Dal sondaggio emerge che nel complesso, solo l’11% del campione ha un atteggiamento positivo verso l’ipotesi automazione mentre il 53% è preoccupato, arrabbiato o spaventato. Il 41% ritiene di poter essere sostituito nel proprio ruolo da computer e robot nei prossimi venti anni; il 29% accorcia il periodo a dieci anni, mentre il 24% crede che ciò possa avvenire nei prossimi cinque anni.

Se l’atteggiamento prevalente è la preoccupazione e il timore per il futuro, il 77% ritiene prioritario per l’Italia investire in formazione e riqualificazione professionale, soprattutto nei campi più innovativi, piuttosto che ipotizzare altre forme di aiuto come sussidi o altre forme di welfare, mentre oltre il 54% degli intervistati sarebbe d’accordo con l’ipotesi di tassare il lavoro dei robot come il lavoro operaio.

Posti di fronte alla scelta tra salvaguardia dei posti di lavoro o ambiente, gli italiani si dividono a metà, eppure, ben il 74% degli intervistati ritiene che l’innovazione ambientale possa creare nuovi posti di lavoro green compensando i posti persi in altri settori.

"L’innovazione tecnologica in campo ambientale e nei settori green rappresenta la risposta migliore alle preoccupazioni degli italiani - ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni - La transazione verso una maggiore automazione del mondo del lavoro va gestita in modo adeguato convertendo le mansioni e i ruoli in chiave moderna e sostenibile. Ma questa rivoluzione inarrestabile è una grandissima occasione di sviluppo sociale ed economico, non solo ambientale"

"Il cambiamento non può essere fermato e l’automazione non è in sé nemica dell’occupazione - ha dichiarato l’amministratore delegato di Lorien Consulting Antonio Valente - La tecnologia, inevitabilmente, ha dei contraccolpi e delle conseguenze nel breve termine e saperle prevedere rappresenta già un punto di vantaggio. Certo sarà fondamentale rassicurare l’opinione pubblica, in questo conterà molto anche il ruolo del legislatore: intervenire è importante ed è altrettanto importante che sia fatto subito".

Tra gli atteggiamenti generali in tema di priorità ambientali, economia circolare e inquinamento, dal sondaggio emerge l’interesse dei cittadini per la salvaguardia dell’ambiente: il 45% del campione intervistato (domanda con risposta multipla) ritiene la gestione più efficiente dei rifiuti il più urgente intervento che l’Italia dovrebbe approntare in tema di politiche ambientali e lotta ai cambiamenti climatici. Il 36% ritiene che si debba intervenire prioritariamente per ridurre le emissioni industriali, mentre il 43% è interessato a interventi sulla mobilità auspicando una riduzione del traffico veicolare e del trasporto su gomma (25%) e l’aumento di forme di mobilità sostenibile (18%).

Dal punto di vista economico e imprenditoriale, il 79% degli intervistati crede che raccogliere correttamente e riciclare i rifiuti sia un vantaggio sia per l’ambiente che per l’economia e l’88% pensa che l’economia circolare possa rappresentare un vantaggio per il nostro Paese (63% abbastanza + 25% molto).

L’inquinamento rimane un tema giustamente molto sentito: il 92% degli intervistati si dichiara preoccupato per la qualità dell’aria nelle nostre città (il 33% si dichiara molto preoccupato) e auspica provvedimenti (risposta multipla) tra cui il divieto di circolazione per i mezzi più inquinanti (37%), investimenti pubblici in incentivi (62%) per sostituire i mezzi a motore con mezzi meno inquinanti (33%), per sostituire le caldaie (20%), per promuovere l’uso dei mezzi pubblici (30%).

In tema di divieti (il 79% degli intervistati ritiene necessario imporre divieti), e se c’è un interessante 15% che auspica il divieto di circolazione per tutte le auto private, c’è ancora un 8% che ritiene assurdo prendere qualsiasi provvedimento, perché non si può e non si deve fermare l’economia e lo sviluppo di una città.

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