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Via i mocassini, vita da guida ambientale

PROFESSIONI
Via i mocassini, vita da guida ambientale

(Fotolia)

Dal mocassino allo scarpone. Sono tante le persone che hanno trasformato la passione per l’ambiente in professione, diventando vere e proprie guide. Ad oggi in Italia le guide ambientali escursionistiche sono circa 3mila - 3.500 e hanno un giro d’affari che vale fino a 60 milioni di euro l’anno. A scattare la fotografia del settore all’Adnkronos è Filippo Camerlenghi, presidente Aigae, L’Associazione italiana guide ambientali escursionistiche, unica riconosciuta dal Ministero dello sviluppo economico. Le guide ambientali escursionistiche, spiega Camerlenghi, “sono presenti in tutte le regioni italiane con picchi in Sicilia, Toscana, Lombardia e Piemonte dove l’ambiente naturale è particolarmente forte”.

La vera forza di questo turismo, secondo il presidente dell’Aigae, è “trasformare il ‘piccolo’ in oggetti di turismo” ed è l’unico settore del turismo in Italia “che sta crescendo continuamente”. “A fronte di 2mln di turisti accompagnati in un anno, di cui circa 400mila sono stranieri, abbiamo stimato un giro d’affari di circa 50-60mln di euro” aggiunge Camerlenghi sottolineando la forte collaborazione delle guide escursionistiche con rifugi, agriturismi, campeggi, attività sportive e scolastiche.

Ma come si diventa guide escursionistiche ambientali? Essere un guida ambientale, spiega Camerlenghi, non vuol dire solo sapere tutto di piante, fiorellini e rocce. Le competenze spaziano dalla sicurezza al primo soccorso, dalla comunicazione alla gestione del gruppo con un pizzico di aspetto sociologico. Si tratta, dunque, di una professione complessa e delicata alla quale, secondo l'Aigae, la legislazione non dedica particolare attenzione.

Di fatto, spiega Camerlenghi, “la legge 4/ 2013 della liberalizzazione delle professioni ha riconosciuto questa professione a livello nazionale. Un riconoscimento che però non ci soddisfa visto che la legge non definisce chi è una guida ambientale e l’iter formativo da seguire”. La legge, dunque, “riconosce a prescindere la possibilità di fare la guida e questo crea un problema sul mercato”. L’Aigae, invece, “punta sulla qualità”.

Ed è per questo che l’associazione organizza corsi professionali: “in questo momento ne abbiamo 4 in tutta Italia. Si tratta di corsi da 260 ore con frequenza obbligatoria e attività sul territorio". Alla fine del corso e sostenendo l’esame si è iscritti all’Aigae dove si ha la garanzia“di avere due assicurazioni ed un iter di aggiornamento obbligatorio”. In alternativa, spiega Camerlenghi, “si possono fare dei corsi regionali, con esami e ci si può comunque iscrivere alla nostra associazione”.

Per fare un po’ di chiarezza, però, sottolinea il presidente dell’Aigae, “sarebbe opportuno chiedere alla politica che una volta tanto definisse una legge chiara per mettere sul mercato una figura univoca”.

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