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L'eolico italiano sta invecchiando, troppi ostacoli al revamping

La vita media di un impianto è di 20 anni, ma burocrazia rallenta aggiornamento

RISORSE
L'eolico italiano sta invecchiando, troppi ostacoli al revamping

Il parco eolico italiano? Vecchio, basato su tecnologie ormai obsolete e quindi poco efficiente. Presto, calcolando che la vita media di un impianto è di 20 anni, bisognerà decidere se dismetterlo o rinnovarlo. Semplice? Mica tanto perché in Italia ci si mettono di mezzo ostacoli burocratici e autorizzativi a volte paradossali.

"Il parco eolico italiano è come una bella automobile che lasciamo in garage ad invecchiare, senza utilizzarla adeguatamente", spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, presentando la ricerca dedicata proprio al tema, oggi al Gse. Cosa è emerso? In Italia ci sono 363 Mw con più di 15 anni di vita e 1.639 Mw con più di 10 anni per i quali c'è quindi un concreto rischio di smantellamento. Cioè il rischio di avere impianti 'defunti' senza aver fatto niente.

Il parco eolico sta invecchiando quando invece ci sarebbero ampi spazi di rinnovamento: un potenziale stimato di 3,9 Gw dal rinnovamento per un contributo netto alla potenza installata di 2,3 Gw entro il 2020 e 4 Gw di nuova potenza di eolico installata tra 0,8 e 2,2 Gw successivamente al 2020. "Un potenziale di rinnovamento di quasi 8 Gw da qui al 2030", sottolinea Marangoni.

Un potenziale allettante e allora perché non metterlo in pratica? Per via di ostacoli di natura normativa e autorizzativa: la procedura autorizzativa per gli impianti cosiddetti 'brown field' sono simili a quelli green field nonostante il rinnovamento avvenga su un'area già industrializzata. L'iter del rinnovamento, insomma, è simile a quello da affrontare per costruire nuovi impianti. Poi ci sono norme inadeguate, come lo 'spalma incentivi' che rende di fatto impraticabile, dal punto di vista economico, il rinnovamento.

"Il paradosso italiano è che ad essere penalizzato è chi vuole intervenire su un impianto esistente aumentando la potenza e sfruttando l'esistente - sottolinea Marangoni - anche tenendo presente che oggi i siti migliori, quelli più ventosi, sono stati quelli occupati per prima dagli impianti che sono qui i ora i più obsoleti". Altro paradosso, quindi: i siti che potrebbero fruttare di più, vengono utilizzati al peggio.

Lo studio di Althesys mette in evidenza i numerosi benefici del revamping eolico: ricadute economiche dirette (riduzione dei prezzi elettrici e migliore allocazione degli incentivi) e indirette; ricadute positive su ambiente e territorio (con una riduzione stimata di territorio occupato di 800 kmq); creazione di indotto e occupazione (7.340 occupati von rinnovamento).

Per farlo però servono, tra le altre cose, semplificazione delle procedure autorizzative, superare i vincoli dello spalma incentivi; seguirei modelli che funzionano come i maxi ammortamenti; bonus per chi utilizza le migliori tecnologia e mette in campo best practice; programmi di rottamazione una tantum.

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