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Barriere coralline addio entro il 2050 e un Mediterraneo invaso da meduse

RISORSE
Barriere coralline addio entro il 2050 e un Mediterraneo invaso da meduse /Foto

Mare 'bollente' e pesca insostenibile, il 50% delle specie marine ad oggi in declino, barriere coralline a rischio estinzione entro il 2050 (Foto - La morte 'bianca' del corallo) e un'invasione di meduse prevista nel Mediterraneo. Non è una situazione rosea quella prospettata dal Wwf in occasione della Giornata degli oceani che si celebra oggi, mettendo in rilievo la gravità degli effetti prodotti dal cambiamento climatico negli ecosistemi degli oceani e dei mari del mondo.

Tra le conseguenze globali dell’aumento di Co2 in atmosfera c’è infatti un impatto diretto sugli oceani, la porzione ‘blu’ del pianeta che a sua volta svolge un ruolo cruciale nella stessa regolazione del clima. I mari e gli oceani assorbono mille volte più calore dell’atmosfera e hanno trattenuto fino ad oggi il 90% dell’energia in più derivante dall’incremento dei gas serra dovuti all’azione umana.

Un terzo di quel calore è penetrato fino a una profondità superiore a 700 metri. Questo potrebbe addirittura soffocare la vita delle creature marine entro 20 anni, secondo un recente studio del National Center for Atmospheric Research. In più, gli oceani e i mari assorbono circa il 30% della Co2 che le attività umane emettono in atmosfera (per esempio bruciando i combustibili fossili) e questo provoca l’acidificazione degli oceani: dall’inizio dell’era industriale, l’acidità degli oceani è aumentata del 26%.

Intanto, nel mese di aprile 2016 gran parte dei mari e degli oceani hanno sperimentato condizioni più calde o molto più calde della media: per una gran parte dell'Oceano Indiano si è verificato un vero e proprio record di calore. La temperatura media globale della superficie del mare in aprile è stata 0,80 gradi centigradi al di sopra della media mensile del ventesimo secolo. E se la temperatura media della superficie del mare lo scorso anno è stata la più alta mai registrata, il 2016 è iniziato con temperature ancora più alte rispetto alla media.

Con l’attuale livello di riscaldamento e acidificazione delle acque rischiamo di perdere le barriere coralline entro il 2050. Recenti studi dimostrano che il pianeta ha già perso il 50% di questi preziosi ecosistemi corallini da cui dipende la vita di molte comunità e la ricchezza di biodiversità dei mari. Il futuro del mare? Ecosistemi poveri di pesci ma sempre più ricchi di meduse, voraci predatori di uova e di larve di pesci. Le temperature più alte delle acque facilitano infatti la diffusione delle specie di meduse già presenti nel nostro mare (e di specie nuove mai viste prima nel mediterraneo, i cui impatti sono ancora poco conosciuti). Gli eventi parlano già chiaro: se prima assistevamo a picchi di presenza di meduse ogni 10-15 anni, nell’ultimo decennio abbiamo un’invasione all’anno.

Il count down per il Mediterraneo potrebbe essere già iniziato: un triste indicatore è proprio la grande diffusione delle meduse. Cambiamento climatico e acidificazione degli oceani creano sinergie e amplificano l’impatto di altre minacce come la pesca eccessiva e la distruzione degli habitat marini, tutti fenomeni sempre riconducibili all’attività umana. Ciò significherebbe la fine di almeno il 25% della biodiversità nel mare, così come la perdita delle possibilità di pesca e un impatto significativo su molti settori produttivi come il turismo.

"I cambiamenti climatici non influenzeranno solo la vita dei mari e degli oceani, ma quella di milioni di persone che abitano le loro coste – dichiara Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia - La fisionomia stessa delle coste europee cambierà, con forti impatti non solo ambientali ma sociali ed economici".

"Se il mare fosse una nazione - aggiunge - sarebbe la settima più’ importante economia al mondo: per questo, accanto all’applicazione veloce e rigorosa delle misure necessarie a raggiungere l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al massimo a 2°C, fissato nell’Accordo di Parigi, vanno parallelamente prese misure efficaci per fermare la distruzione degli stock ittici e per salvare la risorsa marina di cibo e lavoro per oltre 800 milioni di persone nel mondo".

Secondo le stime, infatti, l'attuale gamma di prodotti e servizi che derivano da ambienti costieri e marini, una sorta di “prodotto marino lordo” annuale, equivalente al prodotto interno lordo di una nazione, può essere valutato approssimativamente per difetto per 2.500 miliardi di dollari ogni anno.

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