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Carbone addio, la lunga strada della decarbonizzazione in Europa

solo sette i Paesi Ue che hanno chiuso con il passato

RISORSE
Carbone addio, la lunga strada della decarbonizzazione in Europa

Imboccata la strada della decarbonizzazione, secondo gli scenari prospettati dall’International Panel on Climate Change (Ipcc, il Panel scientifico Onu sul cambiamento climatico), prima del 2050 il settore dell’elettricità, a livello globale, dovrà essere “carbon free”. Direzione presa con decisione dal Regno Unito che, a dispetto della sua lunga tradizione nell’industria del carbone, sta procedendo alla chiusura di ben cinque centrali a carbone (su dieci totali) entro il 2016.

Ma qual è la situazione nel resto dell’Europa? Ad oggi, sono 7 i Paesi dell’Unione Europea ad aver detto addio al carbone: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta e Belgio. In Belgio l’ultima centrale a carbone ha smesso di funzionare il 30 marzo scorso e con la chiusura dell’impianto di Langerlo, il Paese ha smesso di produrre energia elettrica dal carbone. Questo permetterà al Belgio di tagliare 2 milioni di tonnellate di emissioni climalteranti l’anno, cioè l’1% del totale.

Nel Regno Unito, gli ultimi dieci impianti a carbone erano responsabili, nel 2014, del 20% delle emissioni di Co2 nel Paese. Nove di queste centrali, costruite tra gli anni ‘60 e ’70, rientravano tra i 30 impianti più inquinanti d’Europa. Per questo, entro il 2016, verranno chiuse 5 di queste centrali, per un ammontare totale di 8 Gw di potenza. Le ultime 5 centrali che resteranno in funzione (almeno fino al 2025, anno nel quale il Regno Unito dovrebbe definitivamente svincolare la produzione di energia elettrica dal carbone) hanno una capacità di 10,5 Gw.

Nel biennio 2012-2014 il Regno Unito aveva già proceduto alla chiusura di 7 impianti a carbone. Il risultato è stato un miglioramento dei livelli di inquinamento (con un taglio del 4% delle emissioni di Co2 nel 2015), senza peraltro intaccare le performance del mercato energetico e della distribuzione di energia elettrica nel Paese.

Recentemente, la Scozia ha spento ufficialmente la sua ultima centrale a carbone, ponendo fine a una produzione da carbone che andava avanti da 115 anni. L’obiettivo per il futuro è ambizioso: entro il 2020, il Paese mira a produrre elettricità esclusivamente da fonti rinnovabili. Già oggi l’energia elettrica green copre il 50% dei consumi, soprattutto grazie ai massicci investimenti degli ultimi anni nel settore eolico.

Austria: il maggior produttore di energia elettrica del Paese, Verbund, ha annunciato che entro il 2020 la produzione sarà totalmente libera dai combustibili fossili. Il motivo? Semplicemente, produrre energia con il carbone non conviene più.

Poi, ci sono i Paesi che ancora usano il carbone. L’Italia ha dichiarato di volerne ridurre l’uso, o farne del tutto a meno: il Wwf, però, rileva che non ci sono stati provvedimenti concreti per accelerare l’uscita e nel 2015 il carbone ha alimentato il 24% dell’energia elettrica da combustibili fossili.

La Germania rimane uno dei Paesi che maggiormente usa il carbone nella Ue (produce il 40% della propria energia elettrica con il carbone) ma sono in corso trattative per stabilire un percorso di dismissione. La Polonia, in cui la percentuale di energia prodotta nelle centrali a carbone raggiunge l’85%, non ha invece al momento messo in essere politiche di uscita.

Esponenti del settore del carbone e alcuni governi hanno presentato la tecnologia “Hele” (High-Efficient Low-Emission – ossia tecnologia ad alta efficienza) come una tecnologia non inquinante che, se combinata alla Ccs (Carbon Capture and Storage – ossia una tecnologia per la cattura e lo stoccaggio del carbonio), condurrebbe ad ottenere centrali a carbone a emissioni nulle.

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