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Le rinnovabili italiane crescono, ma soprattutto all’estero

esportiamo tecnologie e know how, mentre in Italia mancano indirizzi strategici chiari

RISORSE
Le rinnovabili italiane crescono, ma soprattutto all’estero

Crescono le aziende italiane delle rinnovabili, ma soprattutto all’estero. Secondo l’Irex Annual Report 2016, nel 2015 le imprese hanno investito quasi 10 miliardi “ma la parte prevalente, circa i due terzi dei nuovi impianti, è stata realizzata fuori dall’Italia”, spiega all’Adnkronos Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, società che cura il rapporto annuale sulle tendenze e le strategie del comparto.

Una tendenza che riguarda tanto i grandi gruppi quanto le medie imprese, che investono soprattutto in America Latina, Africa e in parte in Europa. E in Italia? “Il settore cresce meno – spiega Marangoni – un po’ perché il mercato si sta saturando, ma anche perché mancano alcuni indirizzi strategici chiari”.

E’ quindi sul mercato estero che le imprese italiane, con il lorio bagaglio di tecnologie e know how, danno il meglio. “Nello sviluppo tecnologico l’Italia sta cominciando a capitalizzare i soldi spesi negli anni scorsi negli incentivi, sviluppando la capacità di realizzare impianti all’estero ma anche una filiera tecnologica italiana. Spesso – continua Marangoni - si tratta di nicchie specialistiche: penso al mini idroelettrico, ai sistemi di gestione intelligente di energia, alle piattaforme di monitoraggio e gestione remota degli impianti, al tema delle smart grid e smart mobility”.

La rotta, comunque, è tracciata a livello globale e l’indirizzo è quello di un sistema energetico sempre più sostenibile e flessibile, “il che non vuol dire che dovremo necessariamente andare verso uno scenario ‘100% rinnovabili’, ma verso un mix equilibrato di diverse soluzioni con reti avanzate, sistemi di storage, tecnologie flessibili, sia rinnovabili che tradizionali”.

In questo scenario il gas è destinato ad avere un ruolo da protagonista. “Tra le fonti tradizionali è certamente quella a minor impatto ambientale ed è quella che permette impianti flessibili per rispondere alle fluttuazioni della domanda e anche della produzione delle rinnovabili, un po’ meno programmabili”.

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