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Marine litter, sconfiggiamolo con l'economia circolare

oggi al Parlamento Ue incontro con Legambiente e Kyoto Club

RISORSE
Marine litter, sconfiggiamolo con l'economia circolare

(Foto Fotolia)

“Il pacchetto dell'economia circolare e i nuovi importanti obiettivi fissati nell’ultimo passaggio in Commissione ambiente giocano un ruolo importantissimo anche nella riduzione del marine litter". Così Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, in occasione dell'incontro di oggi, insieme con Legambiente, al Parlamento Europeo per parlare proprio di marine litter.

"Con l’adozione degli obiettivi Ue - aggiunge il promotore della legge italiana sul bando ai sacchetti non compostabili - una seria politica di prevenzione e riduzione dei rifiuti, a partire dalla plastica, l’utilizzo di un unico standard di valutazione, l’aumento del riciclaggio dei rifiuti e del packaging, la riduzione e l’eliminazione delle discariche, si avrebbe la massima riduzione del marine litter (-35,45%) e un ricavo sui costi di 168,45 milioni di euro all’anno".

"Nello specifico - aggiunge - se si aumentasse la percentuale di riciclo dei rifiuti, ci sarebbe una riduzione di quelli marini del 7,4% e un ricavo sui costi di 35,16 milioni di euro all’anno. L’aumento del riciclo del packaging (tra l’80% e il 90%) permetterebbe di diminuire il marine litter del 18,41% e il ricavo dai costi aumenterebbe a 87,48 milioni di euro all’anno".

Al Parlamento Europeo, Kyoto Club e Legambiente hanno ribadito la richiesta già lanciata a Marrakech, durante la conferenza internazionale sul clima: va tutte le buste di plastica non biodegradabili, le microparticelle di plastica utilizzate nei cosmetici e i cotton fioc (sempre se non biodegradabili e compostabili).

Una richiesta di bando totale a cui si affianca la proposta di definire un piano per ridurre e riciclare la plastica in tutti i settori e una campagna internazionale per incrementare la raccolta differenziata. Al Parlamento Europeo sono stati presentati i dati dello studio condotto l’estate scorsa da Legambiente ed Enea, un’analisi della tipologia delle plastiche campionate durante le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei laghi 2016.

“Neanche i laghi sono esenti dal problema delle microplastiche, ritrovate in tutti i campionamenti eseguiti - dichiara Stefano Ciafani, direttore Legambiente - Il risultato emerso dal nostro monitoraggio, che prende in considerazione cinque laghi italiani, il primo a livello nazionale, ci conferma purtroppo quanto già osservato per gli studi effettuati in mare. Il problema dei rifiuti dispersi in mare e lungo le coste sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti".

Ma se la plastica costituisce il 97% dei rifiuti galleggianti in mare, buona parte dei rifiuti che si trovano negli ambienti costieri e marini possono essere riciclati. "Elemento da tenere in considerazione nel determinare le azioni per la gestione del problema", sottolinea Ciafani. Affrontare il problema dei rifiuti marini rientra nella to do list stilata dalla Comunità europea e riportata nel testo della Marine Strategy, la direttiva 2008/56 dedicata all’ambiente marino e che prevede il raggiungimento del buono stato ecologico, per le acque marine di ogni Stato membro, entro il 2020.

Otto miliardi di euro all’anno è l’impatto economico mondiale del marine litter stimato nel rapporto 2016 Marine Litter Vital Graphics di Unep (United Nations environment programme) e Grid-Arendal. Su scala europea, invece, secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione Europea, il marine litter costa 476,8 milioni di euro all’anno.

Una cifra che prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca. In particolare, il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione Europea è pari a 411,75 milioni di euro, mentre l’impatto sul settore pesca è stimato intorno ai 61,7 milioni di euro.

Il rifiuto che costituisce marine litter è quello abbandonato in mare o, ancora, quello già presente sulle spiagge e che viene portato a largo da onde, mareggiate o dal vento. Vengono considerati rifiuti marini solamente i materiali solidi persistenti prodotti dall’uomo presenti nell’ambiente marino. Non sono compresi i residui semisolidi quali oli minerali e vegetali, paraffine e altre sostanze chimiche.

Se insieme a questi rifiuti si considerano anche quelli abbandonati dai cittadini sugli arenili, nonché quelli provenienti da corsi d’acqua, dalle acque di dilavamento e da scarichi urbani non filtrati e che si depositano nei pressi delle foci, si ha ciò che viene considerato beach litter . I frammenti più piccoli (microlitter) che si generano per degradazione dei materiali a opera degli elementi climatici sono di rilevante importanza.

Le microplastiche, in particolare, sono la causa principale dell’introduzione di plastica nel biota: esse vengono ingerite direttamente ma anche involontariamente dagli organismi acquatici con conseguenti lesioni interne, ridotta fecondità, disturbi ormonali, intossicazioni da sostanze chimiche e bioaccumulo nella catena trofica.

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