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Economia circolare, un futuro 'zero rifiuti' è possibile

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Economia circolare, un futuro 'zero rifiuti' è possibile

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Un futuro 'zero rifiuti' è possibile. A dettare le regole ci pensa l'economia circolare e le tecnologie di certo non mancano. Ne è convinto Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, secondo cui gli obiettivi fissati nel pacchetto sull'economia circolare approvato dal Parlamento europeo, “non sono affatto ambiziosi”.

In particolare, Ferrante fa riferimento alla raccolta obbligatoria dell'organico e al conferimento massimo in discarico (non più del 5% entro il 2030). Si tratta di obiettivi che, commenta all'Adnkronos, “rispecchiano bene le potenzialità dell'innovazione tecnologica che oggi ci consente di recuperare molta più materia e di avvicinarci a quello che una volta poteva sembrare solo uno slogan, ossia 'rifiuti zero'”.

Il testo proposto dall'europarlamento adesso dovrà essere negoziato con il Consiglio Ue per arrivare a un accordo finale ma secondo Ferrante, la raccolta dell'organico e la drastica riduzione del conferimento in discarica, insieme al recupero di materia degli imballaggi, sono obiettivi che non vanno ridimensionati. Si tratta di “punti essenziali per far sì che tutto il sistema industriale capisca che lì c'è un'opportunità e non un vincolo”.

Della stessa opinione Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, secondo cui “è vergognoso che l'Europa continui a conferire in discarica il rifiuto organico causando problemi di inquinamento per aria, acqua e suolo” quando invece può essere a tutti gli effetti una risorsa. I rifiuti organici, ad esempio, possono diventare fertilizzanti per i suoli o addirittura biometano.

Da questo punto di vista, spiega la Bastioli, l'Italia non deve avere paura: “dal 2006 ad oggi siamo passati da 2,6 milioni di tonnellate a 5,7 milioni di tonnellate di organico raccolto e questo ci dice che metà dell'Italia è praticamente su standard addirittura superiori agli obiettivi europei”.

Zero rifiuti in discarica, dunque, “significa creare nuovi impianti per il trattamento, nuovi posti di lavoro e una piattaforma di sostenibilità incredibile. C'è bisogno solo di buona volontà, di intelligenza e un po' di cambio culturale che sarebbe ora di avere”.

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